Renzi e Salvini, la grande metamorfosi: con Draghi, da lupi ad agnelli

Sembra una favola di Esopo, ma stavolta è tutto vero. I due Matteo hanno deposto le armi, ammainando a tempo record tutte le bandiere che avevano sventolato fino a poco tempo fa.

Il nome è lo stesso, l’ideologia no. In compenso, il loro modo di fare politica, è più simile di quanto si possa pensare tanto che alcuni analisti li hanno ribattezzati, ormai da diverso tempo, i gemelli diversi. E anche stavolta hanno risposto in maniera quasi identica al cambiamento in atto, con un cambio di passo e di atteggiamento che balza immediatamente all’occhio.

GEMELLI DIVERSI – Battaglieri e pronti allo scontro in qualsiasi occasione durante il Governo Conte, con il neo Governo Draghi i due Matteo hanno deposto le armi, ammainando a tempo record tutte le bandiere che avevano sventolato fino a poco tempo fa.

RENZI, C’ERA UNA VOLTA IL MES – Partiamo da Renzi: il MES – prima “scelta obbligata e necessaria”, adesso è sparito dai radar e derubricato. In compenso, il senatore di Rignano sull’Arno non manca occasione per ribadire appoggio e sostegno incondizionato al nuovo esecutivo, elogiando l’ex Presidente BCE definito prima “una polizza assicurativa sul futuro dei nostri figli” , poi tornando a punzecchiare prendendosi i meriti della maxi operazione costata la poltrona a Conte, di cui rivendica, con orgoglio, di essere stato l’artefice.

A chi ancora oggi si domanda: ma aveva senso aprire la crisi? Rispondo semplicemente di leggere il discorso del nuovo Premier. E direte insieme a noi: sì, ne valeva la pena”. “Lo avete sentito? Draghi ha dato una visione”, ha detto ancora nei giorni scorsi parlando ai cronisti. Un discorso per un programma di due anni? “Anche più lungo”, ha precisato.

IL “NUOVO” SALVINI APRE ALL’UE– Che dire del leader della Lega Matteo Salvini, nemico storico dell’euro, almeno fino a pochi giorni fa: se prima, infatti, non ne lasciava passare una al Presidente del Consiglio Conte, ora manda giù – persino di buon grado- qualche boccone amaro. Vedasi per dettaglio, il primo discorso di Draghi in Senato che ha subito fissato il perimetro dell’azione di Governo che “nasce nel solco dell’appartenenza del nostro Paese, come socio fondatore, all’Unione europea, e come protagonista dell’Alleanza Atlantica, nel solco delle grandi democrazie occidentali, a difesa dei loro irrinunciabili principi e valori – ha detto il Premier – aggiungendo che “sostenere questo governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro”, Anche qui, nessuna replica al veleno come quelle alle quali ci aveva abituato in questi anni.

DRAGHI, LUPI E AGNELLI, SEMBRA LA FAVOLA DI ESOPO –  E che dire delle riaperture a tutti i costi? Ora è ufficiale: anche Draghi, proprio come il suo predecessore, non intende retrocedere dalla linea della prudenza, giudicata essenziale per contenere la diffusione della pandemia, in scia al rischio varianti. Si allontana, dunque, la riapertura dei ristoranti così come di alcune attività senza contare che le prossime misure in arrivo avranno validità fino al 6 aprile, dunque Pasqua e Pasquetta incluse. Altro che riaperture.

…MA E’ TUTTO VERO – Cavallo di battaglia dei mesi scorsi, il leader della Lega prova a far resistenza  (“Mi rifiuto di pensare ad altre settimane o mesi di chiusura, se ci sono situazioni locali si intervenga, ma parlare già oggi di una Pasqua chiusi in casa, di chiusure, non mi sembra rispettoso degli italiani”, ha detto in questi minuti) , ma alla fine dovrà scendere. Anche stavolta. Davanti a(i) Draghi sembra proprio che anche i lupi si trasformino in agnelli. Insomma, sembra una favola di Esopo, ma stavolta è tutto vero. 

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