Recovery, Gentiloni si smarca: avanti anche senza Polonia e Ungheria

Il veto di Ungheria e Polonia va superato, bisogna andare avanti con il Recovery plan "Next Generation EU" anche senza di loro

Il veto di Ungheria e Polonia va superato, bisogna andare avanti con il Recovery plan “Next Generation EU” anche senza di loro, se occorre; e la situazione deve essere sbloccata entro pochi giorni, al vertice UE del 10-11 dicembre. E’ forte e chiaro il messaggio del Commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, intervenuto in collegamento da Bruxelles, alla videoconferenza “Mediterranean Dialogues” organizzata dall’ISPI.

Il tempo stringe e si guarda al Consiglio Europeo in programma settimana prossima a Bruxelles. Personalmente – dice Gentiloni – sono sempre stato fiducioso che alla fine supereremo questo veto. Bisogna chiarire che: lo stato di diritto non è un optional, per niente; Ungheria e Polonia hanno un grande bisogno di questi strumenti, il ‘Next Generation EU’ e il bilancio comunitario, entrambi;  il fatto che abbiamo ora in esercizio la presidenza di turno tedesca del Consiglio può essere un buon vantaggio nella ricerca di una soluzione.

Naturalmente noi non ci arrenderemo al veto. Questo deve essere chiaro a Ungheria e Polonia. Ma sono ancora fiducioso che lo supereremo. Come? Le via della diplomazia sono molto diverse”. 

Capitolo debito

Travolte dalla pandemia, le economie dei Paesi membri arrancano. “Il debito pubblico dell’Eurozona – ha osservato l’eurocommissario – salirà al 103%-104% del PIL nel 2020-2021. L’anno prossimo discuteremo di come le regole possono essere riviste. Avevamo una revisione già in corso”, prima della pandemia, e “la riprenderemo l’anno prossimo”.

Discuteremo, ha precisato, “di molte cose: il percorso di riduzione del debito, la possibile differenziazione di questo percorso, la possibilità di rafforzare gli investimenti pubblici. Ma tutto questo non è collegato a cose come la cancellazione del debito, di cui discutiamo per i paesi poveri dell’Africa, e non per gli Stati membri dell’UE”.

In questo momento, ha continuato Gentiloni, “le mie priorità, che voglio condividere con la Commissione e con i miei colleghi sono tre”. La prima è che “gli stati membri devono mantenere politiche fiscali di sostegno alla ripresa in tutti i Paesi, anche quelli con alti livelli di debito pubblico, i quali naturalmente devono anche guardare al medio-lungo termine; ma questo non significa che debbano ritirare prematuramente le politiche di sostegno, non siamo ancora fuori dai guai”.

La seconda: “Dobbiamo superare il veto di un paio di paesi. Ma siamo fiduciosi che supereremo questo veto nei prossimi giorni. E in ogni caso noi andremo avanti con il ‘Next Generation EU'”.

La terza: “Stiamo lavorando molto, e continueremo a farlo ancora di più nelle prossime settimane, sulla qualità dei piani nazionali di Recovery e resilienza che sono stati presentati dagli Stati membri”.
Queste, ha spiegato Gentiloni, “sono le priorità per le prossime settimane, e poi ci saranno le ratifiche”. Più tardi, “la prossima primavera, penso che aggiungeremo a tutto questo altre due cose. La prima è la revisione delle politiche di bilancio. Naturalmente non cambieremo il Trattato, o almeno questo non è nel mio campo d’azione, anche se poi vedremo quali modifiche saranno chieste dalla Conferenza sul futuro dell’Unione”.

Quello che possiamo fare, ha spiegato il commissario, “è non solo interpretare, ma anche cambiare la legislazione sul percorso di riduzione del debito, sui metodi applicati, sulla durata del percorso verso gli obiettivi iscritti nel Trattato. Abbiamo già avuto alcune proposte, specialmente – ha ricordato – quelle dello European Fiscal Board, su come cercare di gestire la nuova situazione con un debito pubblico così alto, e come incoraggiare gli investimenti pubblici.

E dobbiamo discutere – ha ripetuto – su come la regola del debito possa essere adattata, senza cambiare il Trattato, alle nuove situazioni di alto debito debito pubblico che dovremo affrontare nei prossimi anni”.

Patto di stabilità, verso la stabilità

Occorre rivedere le regole del Patto di Stabilità, in primavera si discuterà come adattarle alla nuova situazione (con gli Stati membri molto più indebitati a causa del Coronavirus), differenziando i percorsi di riduzione a tappe forzate dei debiti oltre il 90% del PIL e rafforzando gli investimenti pubblici. Ma non esistono ipotesi di cancellazione del debito, come per i Paesi più poveri dell’Africa. 

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