Recovery Fund, scontro all’Ecofin. I rigoristi: “Così inaccettabile e ingiusto”

Nonostante le proteste dei "frugali", il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri mantiene la linea: "L'Italia sostiene piano ambizioso". È scontro

Non si placano le tensioni in seno all’Ue in tema di Recovery Fund, che nelle scorse ore è approdato sul tavolo dell’Ecofin portando a galla le differenze di visione tra i Paesi europei. La proposta della Commissione Europea da 750 miliardi di euro continua a essere mal digerita dai Paesi “rigoristi” del Nord, in particolare Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia, che sembrano essere pronti allo scontro su diversi punti del piano.

Le richieste dei frugali

Secondo il ministro delle Finanze austriaco, Gernot Bluemel, “il pacchetto complessivo non è accettabile per noi in termini di volume, ma anche in termini di contenuto”. “Oggi dobbiamo sapere come e da chi verrà rimborsato il debito” previsto con “le sovvenzioni”, ha aggiunto. A far discutere, in particolare, la parte consistente di contributi a fondo perduto previsto dal piano.

Una linea condivisa anche dall’Olanda, che tra le altre cose chiede che lo stanziamento dei fondi venga in ogni caso “condizionato all’effettiva attuazione delle riforme strutturali”. Il Governo olandese, in particolare, ritiene che non ci sia “una chiara motivazione per i sussidi al posto dei prestiti”. Secondo i Paesi Bassi, deve “essere data maggiore attenzione al modo in cui gli Stati membri attuano le necessarie riforme per rafforzare i fondamentali economici, per esempio riducendo il debito, riformando le pensioni e migliorando la capacità amministrativa”.

Ma ad accrescere le file dei rigoristi, ci sono anche la Finlandia e i Paesi del gruppo di Visegrad, in primis l’Ungheria. “Nella sua forma attuale, il Recovery Fund è ingiusto nei confronti” di Budapest “perché in sostanza è stato creato su misura per aiutare gli Stati membri del Sud”, ha affermato il ministro delle Finanze del Paese, Mihaly Varga, con un video postato su Facebook. E ha aggiunto: “L’Ue deve agire in maniera equa e proporzionata per mitigare il danno” economico “causato dalla pandemia”, visto che il piano “potrebbe comportare un onere aggiuntivo per le economie più piccole e meno sviluppate”.

La posizione di Gualtieri

Dal canto loro, i Paesi del Sud, tra cui l’Italia, si dicono contrari all’introduzione di condizionalità e soprattutto chiedono che la parte a fondo perduto non venga diminuita. “L’Italia sostiene un Recovery Plan ambizioso e rivolto al futuro. La proposta della Commissione è un compromesso equilibrato e non deve essere ridimensionata. Adesso al lavoro su investimenti e riforme”, ha sottolineato su Twitter il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.

Tutti i punti di contrasto

Il prossimo vertice in videoconferenza per proseguire la discussione è fissato per il 19 giugno, mentre l’accordo finale è atteso per metà luglio: verosimilmente, sarà favorito dalla presidenza tedesca di turno dell’Ue. I contrasti, però, rimangono e sono evidenti: i cosiddetti “frugali” spingono per tagliare il pacchetto di aiuti a fondo perduto e l’ammontare complessivo del Recovery Fund, e chiedono un protocollo preciso che regoli l’utilizzo delle risorse. Su questo, la Commissione Ue ha già chiarito che, se anche non si parlerà di condizionali vere e proprie, la concessione delle tranche di aiuti sarà legata al raggiungimento di obiettivi e alla valutazione dei piani nazionali.

La prospettiva che l’ammontare del fondo venga ridimensionato è sostenuta anche dal ministro delle Finanze tedesco Scholz, che pare voler andare in contro alla richiesta dei ‘frugali’: il Ministro tedesco, in pratica, chiede che gli aiuti messi a disposizione dell’Ue ammontino a 500 miliardi di euro e non a 750. Tale importo corrisponde peraltro a quello contemplato dall’originaria proposta franco-tedesca. Scholz sostiene anche l’avvio della restituzione del debito per sostenere le economie già dal periodo coperto dal prossimo bilancio (2021-2027), in contrasto con la proposta della Commissione di adottare tempistiche più lunghe.

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