Recovery Fund, l’accordo si allontana: i nodi più difficili da sciogliere

La prima giornata di lavori sul Recovery Fund e il Bilancio Ue si conclude con un fallimento. La trattativa prosegue in salita

Parte con una riunione in formato ristretto tra Italia, Spagna, Francia, Germania e Olanda la seconda giornata di lavori della plenaria del vertice europeo sul Recovery Fund ed il Bilancio Ue 2021-2027, lavori chiusisi ieri con un irrisolto testa a testa tra i Paesi “frugali” e quelli che chiedono una risposta solidale e coraggiosa alla crisi scatenata dalla pandemia.

La proposta di Michel

Non sono arrivate nuove proposte nella notte, fanno sapere le fonti diplomatiche europee. Resta sul tavolo la possibile formula di compromesso avanzata dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel: si parla, cioè, di tagliare il Recovery Fund nella parte dei sussidi a fondo perduto, che verrebbero diminuiti da 500 a 450 milioni, con rebates più alti.

La proposta di Michel prevede anche che il 60% dei fondi vengano distribuiti sulla base di Pil e disoccupazione degli ultimi 5 anni, e il restante 40% sulla base del calo della crescita dell’ultimo anno.

Continua lo scontro tra Nord e Sud

L’intesa, tuttavia, sembra ancora difficile da trovare, ulteriormente allontanata dal fallimento della prima giornata di negoziati. Ogni Paese ha infatti mantenuto le proprie posizioni originarie, a partire dai frugali. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha riassunto la sua posizione in un tweet: “La nostra richiesta principale è che non ci possa essere una condivisione del debito a lungo termine. Certamente vogliamo mostrare solidarietà, ma abbiamo anche in mente gli interessi dei contribuenti austriaci”.

L’olandese Rutte vuole invece che i piani nazionali di riforma per i Paesi beneficiari vengano approvati all’unanimità in Consiglio. Italia e Spagna chiedono invece che sia la Commissione, come si proponeva originariamente, ad esprimersi sui piani degli Stati, lasciando invece al Consiglio la possibilità di proporre interventi particolari. Francia e Germania sostengono l’asse del Sud, ma sono consapevoli che un compromesso è necessario: pare quindi che Merkel propenda per accettare il “diktat” olandese.

La posizione italiana

Conte, dal canto suo, non sembra essere disposto a fare un passo indietro: “Siamo disponibili a entrare nella logica di revisione di qualche dettaglio. Non siamo assolutamente disponibili ad accettare una soluzione di compromesso che alteri non solo l’equilibrio tra le istituzioni europee – questo per noi è una linea rossa – ma anche l’ambizione per quanto riguarda l’ammontare dell’intervento del Recovery fund e il bilanciamento e l’equilibrio interno tra sussidi e prestiti”, ha chiarito ieri.

In questo quadro, l’Italia ha presentato una proposta che prevede che le decisioni sui finanziamenti del Fondo per la Ripresa possano essere interrotte nell’impossibilità di trovare consenso tra i Governi: solo a quel punto, la palla tornerebbe al Consiglio.

Il nodo unanimità sui piani di riforma

La proposta di Michel, invece, introdurrebbe un meccanismo per consentire di bloccare i finanziamenti qualora lo richiedessero un certo numero di Paesi.

Una proposta di compromesso che si scontra, però, contro il “muro” olandese, poiché L’Aia sarebbe determinata a far passare la possibilità di bloccare i fondi (e conseguentemente di tornare la tavolo del Consiglio) anche dietro richiesta di un solo Paese. “L’approvazione all’unanimità di piani di riforma nazionali? Non esiste”, ha commentato il premier Conte.

La questione rebates

C’è poi il capitolo “rebates”, che sono gli sconti sui contributi dovuti a Bruxelles, che spettano agli Stati nel quadro del bilancio pluriennale. Per i Paesi Bassi, infatti il contributo sul gettito Iva scende dallo 0,3% allo 0,1% (come la Svezia), per l’Austria allo 0,225%, e per la Germania allo 0,15%. I Paesi interessati puntano a mantenere quegli sconti, che però sono di fatto entrati nelle trattative come “leve” da parte di chi chiede più solidarietà e flessibilità.

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