Recovery, Bruxelles dà i voti ai piani nazionali: otto A o addio soldi

11 i criteri indicati per ognuno dei quali verrà assegnato un certo "rating", con le insufficienze (C) arrivano i guai

Cifra monstre, intervento senza precedenti, occasione unica: quando si parla di Recovery Fund  sono tante le espressioni usate per dare la dimensione del piano messo in campo dall’Europa che ha fatto quadrato, mettendo sul piatto 750 miliardi, con l’obiettivo di ridare fiato alle economie dei Paesi membri, fiaccate ormai da mesi dalla crisi seguita all’emergenza sanitaria tutt’ora in corso.

Sette mesi fa, l’accordo tra i leader europei che aveva fatto esultare, nelle scorse ore è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale UE il  regolamento che istituisce ufficialmente il “dispositivo per la ripresa e la resilienza”, cuore del Next Generation Eu. Ma la strada, come da copione, è tutta in salita. 

Come scrive il Fatto Quotidiano,  serve anzitutto la ratifica da parte dei Parlamenti nazionali della decisione sulle “risorse proprie” della Ue. C’è poi  l’incognita dei possibili rallentamenti da parte dei “frugali” e degli Stati del blocco di Visegrad. 

I Parlamenti nazionali” devono fare “pressioni per ratificare” il Recovery Fund perché “il tempo è essenziale” e “senza questo processo” di ratifica “tutta la nostra ambizione sarà più difficile” da mettere in atto, ha detto nelle scorse ore il commissario Ue per l’Economia, Paolo Gentiloni, parlando alla European Semester Conference organizzata dal Parlamento Ue e della presidenza di turno portoghese. “Finora sei Stati membri hanno già ratificato la decisione sulle risorse proprie” per rendere operativo il Recovery Fund, “altri sono quasi giunti al traguardo e concluderanno la procedura a febbraio”, ha aggiunto.

Si diceva, tante risorse ma non c’è spazio per la parola approssimazione. Stavolta si fa sul serio con Bruxelles che monitorerà e valuterà severamente ogni step.

I piani – si legge ancora sul Fatto Quotidiano – saranno valutati in base a una griglia inserita nel regolamento. 11 i criteri indicati per ognuno dei quali verrà assegnato un certo “rating” – definito così da regolamento – espresso in voti: A, B o C. Per superare il test servono otto A “tra cui quattro per i criteri che riguardano la capacità del piano di affrontare in modo efficace le sfide individuate nelle Raccomandazioni specifiche per Paese e di contribuire “all’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali anche tramite politiche per l’infanzia e la gioventù”, “alla transizione verde, compresa la biodiversità” (a questo va dedicato almeno il 37% delle risorse) e “alla transizione digitale” (20% delle risorse)”.

La A, ovviamente, sarà assegnata solo se il Piano concorre “in ampia misura” a questi obiettivi. Nessuna C ammessa, voto che indica una capacità “ridotta” di raggiungere lo scopo: insomma, basterà prendere un’ insufficienza e addio fondi. 

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