Quirinale, richiamo alla politica per personalità super partes: il giorno del “conclave”

La scelta giusta è individuare qualcuno che faccia da custore alla Costituzione, non un politico, magari un giudice costituzionale

Dopo la terza votazione, che prenderà il via alle 11 di oggi, la possibilità, dal quarto scrutinio, di eleggere il presidente della Repubblica con la maggioranza assoluta dei grandi elettori – 505 voti e non più il quorum dei due terzi dei componenti (673) – apre le porte anche a scelte non ampiamente condivise, espressione di una contingente maggioranza di Governo. Ipotesi non auspicabile che, nell’intreccio dei giochi di politici, rende sempre più urgente un accordo su una personalità super partes, istituzionale e di alto livello, in grado di raccogliere consensi anche da forze politiche in aperta concorrenza tra loro.

La via del “Conclave”

“La proposta che facciamo è quella di chiuderci dentro una stanza e buttiamo via le chiavi, pane e acqua, fino a quando arriviamo a una soluzione finale, perché domani (oggi ndr) è il giorno chiave, giovedì si arriva alla votazione con il quorum al 51%, quindi la nostra proposta è di terminarla con i tatticismi, di chiudersi in una stanza e di trovare una soluzione con un nome condiviso, super partes e senza forzature”. Questo il messaggio lanciato ieri sera dal segretario del Pd al termine del vertice con M5S e Leu conclusosi con la richiesta congiunta da parte di Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza di un incontro con la delegazione del centrodestra per individuare un candidato condiviso per il Quirinale.

“Per quanto ci riguarda – ha sottolineato Letta – come ha detto Roberto Speranza, non abbiamo voluto la guerra delle due rose ma abbiamo voluto semplicemente dimostrare che noi vogliamo la buona volontà di andare a trovare una soluzione condivisa, dato che noi non abbiamo la maggioranza, loro non hanno la maggioranza e quindi bisogna che troviamo una soluzione condivisa, super partes, istituzionale”.

“Noi ci saremo, Italia Viva sarà il terzo polo” ha assicurato il leader di Iv Matteo Renzi confermando la convocazione del cosiddetto “conclave”, ovvero la riunione dovrebbe veder riuniti oggi i rappresentanti di centrodestra e di centrosinistra per cercare un nome condiviso per la candidatura del presidente della Repubblica.

I nomi sul tavolo

Appare sempre più difficile che l’accordo politico si trovi all’interno della rosa di nomi avanzata negli ultimi giorni dalle diverse forze politiche. Sui tre nomi proposti dal leader della Lega Matteo Salvini – Letizia Moratti, Marcello Pera e Carlo Nordio –  Pd, M5S e Leu hanno fatto sapere che non ritengono “possa svilupparsi quella larga condivisione in questo momento necessario”. Rimane in ballo Mario Draghi al quale sembra che la presidenza della Repubblica fosse stata promessa al tempo della sua investitura a presidente del Consiglio alias “salvatore della Patria”. Ma oggi la situazione appare a molti più critica del previsto.

Il capo politico dei Cinque Stelle conferma il no a Draghi: “Se abbiamo affidato a un timoniere una nave in difficoltà – ha affermato Conte – non ci sono le condizioni per fermare i motori, cambiare equipaggio e chiedere al timoniere un nuovo incarico. La nave è ancora in difficoltà”.

“Il tentativo di Mario Draghi di diventare presidente è nocivo per l’Italia e l’Europa”, ha titolato il settimanale inglese Economist sottolineando come “dopo 12 mesi di insolita quiete e unità nella politica italiana ed europea, il passaggio di Draghi al Quirinale potrebbe mettere tutto a rischio” e renderebbe difficile trovare “un successore in grado di tenere insieme l’attuale eterogenea coalizione” che sostiene il Governo.

Identikit del presidente della Repubblica

Una figura di garanzia che non sia esponente di un partito quanto, piuttosto, vero rappresentante della società civile. Queste le caratteristiche che  dovrebbe avere il presidente della Repubblica per poter godere dell’ampio consenso necessario a guidare il Paese fuori dalla crisi.

In tale scenario, Mario Tassone, politico, ex dirigente Udc e già vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti tra il 2001 e il 2006, ha definito i voti al giudice della Corte costituzionale Giulio Prosperetti – tra i pochi nomi realmente validi e spendibili emersi dai primi scrutini per l’elezione del Capo dello Stato – “un forte richiamo alla politica che non c’è ed ai cittadini, a restituire alla cultura umanistica di questo paese la centralità che le spetta”. “Prosperetti – ha affermato Tassone in un’intervista all’Adnkronos – è una persona che merita. Non per ordini di scuderia ma in quanto rappresentante di una realtà che, anche se non minoritaria, è ricacciata ai margini nella storia di questo Paese”. Come ha ricordato l’ex Ministro “l’elezione alla Corte costituzionale di Prosperetti è stata allora un passaggio su cui nessuno aveva scommesso ed una rottura degli schemi non pianificata. Un fuori su onda di riconoscimento che ha messo insieme le parti nell’interesse del Paese”.

Lo stallo che caratterizza l’attuale elezione del presidente della Repubblica riporta, infatti, la memoria al 2015 quando vi furono ben trentuno votazioni, tutte senza risultato, per l’elezione dei tre Giudici costituzionali. Il problema era costituito dalla difficoltà di individuare un candidato del centro capace di essere accettato sia dal Pd che dai 5 Stelle, essendo gli altri due già pacificamente designati dai rispettivi partiti. A sbloccare l’impasse dopo l’interminabile serie di fumate nere – come evidenziato anche nel recente “Identikit del futuro presidente della Repubblica” pubblicato da ‘Politica insieme’ – fu il nome di Prosperetti, allora professore di diritto del Lavoro, conosciuto soprattutto per i suoi scritti sul welfare e per aver contribuito alla fondazione del Partito Popolare. Proposto alle trentaduesima votazione fu eletto a grandissima maggioranza, con molti più voti di quelli necessari ad eleggere il presidente della Repubblica. Oggi, come sei anni fa, potrebbe essere questo uno dei nomi chiave, attorno ai quali costruire l’intesa. L’appello lanciato da più parti alla politica è, dunque, quello di individuare al di fuori dei “soliti noti” una personalità non divisiva, priva di una netta connotazione politica.