Quirinale, Draghi apre: cosa ha detto in conferenza stampa

Intanto, arriva l'endorsement del FT. Ma Salvini lo blinda

L’occasione più ghiotta per capire cosa farà il Premier Mario Draghi è arrivata  ieri – decisamente a sorpresa – dalla conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio dall’Auditorium Antonianum. Da mesi, infatti, il suo nome rimbalza sui media come il più papabile oltre che auspicabile per raccogliere il passaggio di testimone da Sergio Mattarella che – almeno per ora – non sembra intenzionato al bis.

E’ la prima domanda a mettere in imbarazzo (politico) il premier. “Lei ha fatto il punto sui risultati del governo. Ritiene che per completare l’opera sia indispensabile che la legislatura continui per un altro anno? E nel caso, considera necessario per garantire continuità al lavoro del governo che lei rimanga alla guida?”. Chiede Antonella Cuppari di QN.

Quirinale, Draghi si smarca da Premier

Il diretto interessato che fino a ieri aveva sempre scelto la strada del silenzio, stavolta sorride, incalzato su un possibile futuro al Colle. Non c’è  però una chiusura netta. Anzi. “Abbiamo conseguito 3 grandi risultati: siamo uno dei Paesi più vaccinati, abbiamo consegnato in tempo il Pnrr e abbiamo raggiunto i 51 obiettivi. Il governo ha creato queste condizioni indipendentemente da chi ci sarà“. Frase quest’ultima che ha fatto letteralmente drizzare le antenne agli analisti politici ed esperti .La risposta alla domanda sull’eventuale proseguimento della legislatura, accolta tra l’altro con una risata, lascia più di uno spiraglio.

Salvini lo blinda

Uno scenario però – quello di Draghi al Colle – che non piace affatto al leader della Lega Salvini che ieri – dopo la conferenza stampa del Presidente del Consiglio – è tornato a ribadire che il posto di Draghi è Palazzo Chigi. C’è poi da fare i conti con la variante Omicron: se le cose  – opzione che nessuno si augura – dovessero ulteriormente peggiorare, sarebbe decisamente complicato per l’ex BCE lasciare la guida dell’esecutivo.

Intanto, è arrivato l’endorsement del Financial Times. Mario Draghi “può servire meglio il Paese” da Capo dello Stato. E’ quanto si legge nell’editoriale firmato da Bill Emmott il quale sottolinea che l’ex BCE al Quirinale sarebbe una “soluzione imperfetta” ma comunque la migliore possibile per l’Italia.

L’endorsement del Financial Times

Questa la teoria: in un una sorta di ‘mondo ideale’ dove esistono le “soluzioni perfette” – spiega Emmott, ex direttore dell’Economist – Draghi rimarrebbe alla guida del governo italiano per i cinque anni necessari a completare il PNRR che ha lui stesso introdotto lo scorso febbraio. Non essendo ciò verosimile, “la migliore soluzione imperfetta” è che venga eletto presidente della Repubblica. Non fosse altro, secondo l’economista , che per quella ‘tregua’ in corso fra i partiti della coalizione di governo, con solo Fratelli d’Italia all’opposizione, destinata però a non reggere oltre sei mesi, una volta partita la “febbre elettorale”.

In definitiva Emmott sottolinea che “ciò di cui c’è bisogno è che l’equilibrio nella politica italiana penda più verso l’implementazione di lungo periodo delle riforme, in modo che tengano anche con futuri governi” e che in sostanza Draghi sarebbe più utile a supervisionare e garantire tale processo, dal Quirinale.

Cambio di passo, dunque, rispetto all’analisi dell’ 8 dicembre, quando parlando della corsa al Quirinale veniva sottolineato – al contrario di ora – che “la prospettiva che Mario Draghi si dimetta da primo ministro italiano per assumere il ruolo di presidente minaccia di far piombare il paese nell’instabilità politica proprio mentre il governo intraprende ambiziose riforme strutturali e un piano di ripresa dal coronavirus sostenuto da quasi 200 miliardi di euro di fondi Ue”.

Come detto però Emmott parla di una “soluzione imperfetta” ma comunque la migliore.

Andando a ritroso, gli ultimi due Capo dello Stato, Giorgio Napolitano e Mattarella, sono stati qualcosa a metà “tra un presidente non esecutivo e un papa laico”. “Se Draghi salirà al Quirinale a febbraio, probabilmente rimarrà un sostegno sufficiente in Parlamento per la formazione di un nuovo governo ad interim”, probabilmente guidato “da uno dei suoi attuali ministri non politici”: un “governo fotocopia, il più vicino possibile al governo Draghi”.

Il Financial Times, però, non fa sconti: “Sarà debole e probabilmente incapace di approvare molte leggi. Ma potrebbe fare un importante lavoro di comunicazione all’esterno portando a termine nel contempo la gran parte del lavoro di dettaglio necessario per spendere bene i soldi dell’Ue. A quel punto sarebbe tutto in gioco nelle elezioni del 2023, supervisionate dal presidente Draghi”.

Meloni vuole Moratti, furia Berlusconi

Sullo sfondo, però, proseguono le grandi manovre. Silvio Berlusconi continua a cullare il sogno di andare ad occupare la più ambita casella della politica italiana ma la strada che porta al Colle è piena di incognite. Secondo quanto ricostruisce il Fatto Quotidiano, “se il futuro capo dello Stato fosse espressione del centrodestra, allora per Fratelli d’Italia meglio Letizia Moratti, che Meloni ha incontrato (con l’intenzione di farlo sapere) in un ristorante assai frequentato, nel pieno centro di Roma”. Mossa che avrebbe fatto infuriare il Cavaliere”.

Sono in tanti a pensare che se alla fine dovesse rendersi conto di non avere i voti necessari, Berlusconi sarebbe pronto al passo indietro, aprendo la strada a Draghi.

Da Arcore però filtra ben altro. ” Se la coalizione non mi vota, allora salta il centrodestra”. Solo pressing o indizio concreto di possibile terremoto politico in arrivo?

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Quirinale, Draghi apre: cosa ha detto in conferenza stampa