Pubblica amministrazione e fatture: lasciate ogni speranza, voi che entrate. Sono 10 milioni quelle non pagate nel 2016

Per un valore complessivo di circa 42 miliardi

(Teleborsa)La pazienza, è da sempre, la virtù dei forti. Ma sembrerebbe anche di quanti hanno a che fare con la Pa. Tradotto e per dirla alla dantesca maniera: “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”.  Specie quando si tratta di fatture.
Tempi di pagamento praticamente biblici e oltre dieci milioni di fatture, per un valore complessivo di 41,7 miliardi, che lo scorso anno sono arrivate negli uffici degli enti territoriali e poi sono letteralmente “scomparse“. Cosa fare in questi casi? Niente, se non sperare che la fattura che avete emesso non sia finita nell’elenco degli “scomparsi”, senza un ragionevole motivo.

Lo rivela la Ragioneria generale che fotografa un quadro preoccupante e che riguarda un numero sostanzioso di imprese, praticamente la maggior parte: le aziende che lavorano con gli enti locali, infatti, sono molto più numerose di chi fornisce la Pa centrale.
Come riporta il Sole24ore, infatti, qualche giorno fa la Corte dei conti ha reso noto  che la Pubblica amministrazione centrale lo scorso anno è riuscita a smaltire il 59% dei debiti commerciali che ha contratto, una quota “per di più in riduzione rispetto agli anni precedenti”. Nell’ultima relazione annuale la Banca d’Italia calcola in tutto 64 miliardi di debiti commerciali inevasi dalla Pa del suo complesso: una montagna che vale il 3,8 per cento del Pil.

La macchina pubblica, insomma, fa ancora troppa fatica e sembra proprio che non riesca a tenere il passo dei ritmi imposti  dalle regole della Ue che prevedono il pagamento in 30 giorni (salvo il raddoppio dei termini in casi eccezionali).  Una questione su cui sono puntati i riflettori dell’Europa con l’Italia che per scongiurare il rischio concreto di una procedura d’infrazione ha predisposto l’avvio, sperimentale dal 1° luglio e strutturale dal prossimo anno, di un nuovo sistema telematico che segue passo per passo tutte le fatture con l’obiettivo, tutt’latro che nascosto, di spingere le amministrazioni ad “autocorreggersi”.

Di chi è la colpa? Tanti i fattori che concorrono, ma un posto d’onore sicuramente lo occupano le difficoltà di cassa e soprattutto al diverso livello di efficienza amministrativa delle varie amministrazioni. Guardando, ad esempio, l’indicatore sulla tempestività dei pagamenti che ogni ente deve pubblicare sul proprio sito istituzionale per misurare il ritardo medio nell’onorare le fatture, vedrete che a Milano, ad esempio, il Comune se la cava in media dopo 14,6 giorni dalla scadenza della fattura. Dalle parti della Capitale, invece, occorre aspettare 55 giorni. E Napoli? Lì, si mette decisamente male con un tempo d’attesa che sale a ben 227,5 giorni medi.

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