Prezzi gonfiati durante l’emergenza Covid: l’inchiesta Anac

Un'istruttoria dell'Anticorruzione rivela un aumento dei prezzi ingiustificato dei dpi in Italia durante l'emergenza

Sfruttare la pandemia per guadagnare fino al 4250% in più rispetto ai prezzi normali. Da un’indagine dell’Autorità Anticorruzione si scopre che il materiale e i dispositivi utilizzati nella lotta al coronavirus sono stati venduti con rincari molto superiori alla norma, con differenze di prezzi anche per forniture a ospedali a pochi chilometri di distanza.

Anac, prezzi pazzi durante l’emergenza Covid: l’indagine

“L’indagine nasce dalla volontà di capire che cosa succede negli acquisti di emergenza. Varie segnalazioni ci dicevano di prezzi molto differenziati” ha spiegato, Francesco Merloni presidente dell’Autorità Anticorruzione (Anac) spiegando come fosse inevitabile che durante le fasi dell’emergenza “gran parte degli affidamenti avvenisse senza gara. Ma nella prima fase le amministrazioni si sono trovate nelle mani dei fornitori, che hanno spuntato anche prezzi fuori mercato. Poi c’è stato un allineamento”.

Anac, prezzi pazzi nell’emergenza Covid: fino a +4250%

Per camici, mascherine e visiere, le variazioni di prezzi pagati da Regioni e aziende sanitarie in tutta Italia oscillano tra il 300% e l’800% in più.

Ad esempio il costo di una visiera è andato da 1,40 euro di Reggio Calabria a 12,25 di Trapani, oppure una tuta veniva pagata 6,60 a Modena e 27,90 a Bolzano. Pure i ventilatori polmonari, macchinari essenziali come non mai in questa pandemia per mantenere in vita i pazienti in terapia intensiva, sono stati oggetto di speculazione: se un respiratore a Ferrara è stato pagato mille euro  a Bologna quasi 40mila.

Fino ad arrivare a un incremento del 4250% sui guanti, fondamentali per medici e gli operatori sanitari, per un breve periodo introvabili perché diventati necessari sui mezzi pubblici.

L’Anac giustifica determinate circostanze con la crisi dell’offerta e con “stravolgimento dei valori di mercato”. Ma per 35 appalti non si rintracciano spiegazioni valide ed è per questo che è stato deciso “un supplemento di istruttoria”.

Non spetta a noi cercare reati. Noi vigiliamo, sanzioniamo, chiediamo informazioni ed eventualmente segnaliamo all’autorità giudiziaria”, ha spiegato Merloni, chiarendo che “va bene in fase di emergenza allargare affidamenti diretti e procedure negoziate senza gara, ma gestendone i rischi. Altrimenti si rischia il caos“.

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