“Pressioni dal governo inglese”. Così si è sciolta SuperLega

L'uscita contemporanea delle cinque inglesi ha dato il là alla valanga. La Gran bretagna ha d'feso un proprio asset.

La Superlega in frantumi. Le 6 squadre inglesi (Manchester City, Chelsea, Manchester United, Liverpool, Tottenham e Arsenal) – dopo un vertice serale – hanno abbandonato il progetto dando il via ad un effetto domino che ha lasciato col cerino in mano Florentino Perez e Andrea Agnelli soprattutto.

Retromarcia inglese

Il City ha formalizzato per primo il passo indietro con una nota: “Il Manchester City Football Club può confermare che ha formalmente avviato le procedure per uscire dal gruppo per lo sviluppo dei piano per una Superlega europea“.

“Sono lieto di dare il bentornato al City nella famiglia del calcio europeo. Hanno mostrato grande intelligenza nell’ascoltare le tante voci – in particolare quella dei loro tifosi – che hanno evidenziato i benefici vitali che l’attuale sistema ha per tutto il calcio europeo”, le parole del presidente dell’Uefa, Aleksander Ceferin. “Ci vuole coraggio per ammettere un errore, ma non ho mai dubitato che avessero la capacità e il buon senso di prendere quella decisione”, ha aggiunto. Ed Woodward, ceo del Manchester United, annuncia che lascerà l’incarico alla fine del 2021: non si tratta, quindi, di una decisione legata alla Superlega. Attorno a mezzanotte, sono arrivati gli annunci degli altri 5 club della Premier League. Nei messaggi, diffusi attraverso i profili Twitter, le società hanno fatto riferimento in maniera assortita alla reazione di “tifosi, governo e stakeholder” al progetto. L’Arsenal ha fatto mea culpa in maniera plateale: “Abbiamo commesso un errore, chiediamo scusa”.

Le spagnole

In Spagna, l’Atletico Madrid sarebbe intenzionato ad andare avanti come anche il Barcellona che però attenderebbe l’assemblea dei soci per la decisione definitiva. Il presidente Joan Laporta avrebbe aggiunto questa clausola alla firma del documento istitutivo del torneo in modo che i soci abbiano l’ultima parola.

Le Italiane

L’Inter si è sfiata nella notte, il Milan resta a metà strada (la proprietà è americana, così come i finanziatori del progetto Superlega), mentre la Juve è stata la massima promotrice insieme al Real Madrid.

“Inglesi costrette ad andarsene”

“Nonostante l’annunciata uscita dei club inglesi, costretti a prendere tali decisioni a causa della pressione esercitata su di loro, siamo convinti che la nostra proposta sia pienamente allineata alla legge e ai regolamenti europei come è stato dimostrato oggi da una decisione del tribunale per proteggere la Super League da azioni di terze parti. Date le circostanze attuali, riconsidereremo i passaggi più appropriati per rimodellare il progetto, avendo sempre in mente i nostri obiettivi di offrire ai tifosi la migliore esperienza possibile, migliorando i pagamenti di solidarietà per l’intera comunità calcistica”, recita una nota degli ormai ex aderenti alla Super Lega.

Ma cosa è successo davvero in Inghilterra? Che il governo ha messo in campo tutte le proprie forze di dissuasione nei confronti dei club, sopratutto quelli con proprietà che necessitano di buoni rapporti con la politica (gli arabi del City in primis). Perché la Premier League, il campionato inglese, è un prodotto che Boris Johnson ha voluto e dovuto salvaguardare dall'”assalto americano”, poichè la Premier è un industria ed un contribuente fondamentale per il paese. Una sorta di ‘difesa industriale’ più o meno ortodossa, che ha innescato la carambola.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

“Pressioni dal governo inglese”. Così si è sciolta Super...