Perché l’Isis è il gruppo terroristico più ricco della storia

Lo Stato Islamico ha ormai preso il controllo di banche, oleodotti, impianti estrattivi e centrali elettriche

Si ritiene che lo Stato islamico controlli un territorio esteso grosso modo quanto la Svizzera.

Si tratta indubbiamente di valutazioni estremamente approssimative e controverse, ma considerando le stime più prudenziali si ritiene che lo Stato islamico controlli un territorio esteso grosso modo quanto la Svizzera o addirittura il Portogallo, abitato da almeno 4 milioni di abitanti. In prima linea avrebbe almeno ventimila combattenti, fra cui alcune migliaia di volontari europei, ai quali vanno aggiunte diverse migliaia di miliziani e funzionari.

Infatti, il Califfato non si limita a controllare con le armi un vasto territorio tra Siria e Iraq, ma cerca di governarne la popolazione organizzandosi come uno stato con istituzioni, servizi e infrastrutture. In pratica, il movimento islamista ha realizzato un sistema unitario di gestione e controllo religioso, giudiziario, sociale, economico. Del resto, lo Stato islamico ha i suoi ministeri, uffici amministrativi locali, ospedali, scuole, tribunali e persino panetterie, tutti rigorosamente islamici. Si occupa anche di strade, rifiuti, fognature e addirittura fornisce sussidi agli sposi novelli e alle famiglie bisognose.

Di fatto, il Califfato governa sia terrorizzando la popolazione, che comprandone il consenso.
All’inizio il movimento si finanziava con la vendita dei beni saccheggiati e con le donazioni ricevute dal Golfo. Poi, quando il suo controllo sul territorio si è rafforzato, ha cominciato a imporre tasse a chi aveva attività commerciali e pedaggi a chi si muoveva lungo le strade. Anche i riscatti, ottenuti coi rapimenti di occidentali, hanno contribuito a impinguare le casse islamiste. Ma è nel 2014, a seguito dell’espansione e del consolidamento in Siria e Iraq, che il Califfato ha moltiplicato le proprie capacità finanziarie. Infatti, non solo si è inserito nel business del contrabbando transfrontaliero, già fiorente da tempo, ma ha anche preso il controllo di banche, oleodotti, impianti estrattivi e centrali elettriche; tant’è che petrolio ed elettricità sono contrabbandante e vendute persino al regime siriano di al-Asad, l’acerrimo nemico. Se nel 2008, tra tasse e contrabbando, lo Stato Islamico riusciva complessivamente ad ottenere un milione di dollari al mese, nel 2013 questa cifra fu quasi raggiunta ogni singolo giorno. Oggi la situazione è cambiata, poichè i bombardamenti americani hanno severamente compromesso il settore petrolifero del Califfato, che però continua comunque a esportare di contrabbando, vendendo a meno di un quinto del prezzo di mercato.

E’ da notare che il movimento islamista ha saputo diversificare le proprie fonti di reddito, sostituendo le declinanti entrate petrolifere con il crescente contrabbando di reperti archeologici; questi provengono sia dai musei conquistati, che dalla “legalizzazione” degli scavi clandestini operata dal Califfato. Per questo settore, si parla di cento milioni di dollari nell’ultimo anno. In definitiva, si stima che lo Stato Islamico incassi oltre 2 milioni di dollari al giorno, così diventando l’organizzazione terroristica più ricca della storia.

Senonchè, fare una guerra, fornire servizi alla popolazione e pagare i salari ai funzionari civili e ai miliziani costa, e anche tanto. Inoltre, ogni bene di prima necessità dovrà essere prodotto all’interno del Califfato stesso o importato di contrabbando; dunque, sono in molti a chiedersi se e fino a quando il Califfato riuscirà a permettersi un bilancio in attivo; tanto più che, per chiudere con una buona notizia, l’anno scorso il ministro delle Finanze del Califfato, Abu Jaafar al-Sabawi, ha disertato dandosi alla macchia con oltre dieci milioni di dollari.

A cura di Giovanni Parigi
Esperto di politiche economiche mediorientali

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Perché l’Isis è il gruppo terroristico più ricco della storia