Perchè i mercati salgono nonostante gli attentati dell’estremismo islamico?

Il fatto è che i mercati anticipano il futuro

Se l’incertezza è una delle variabili che i mercati finanziari apprezzano di meno, come mai questa settimana le borse mondiali sono salite vigorosamente? Parigi e Francoforte intorno al 5%, New York +3% circa, sembrano bellamente non prestare attenzione agli eventi drammatici di Parigi dove terroristi della peggior specie, invasati e inumani, hanno causato la morte di 130 persone, per lo più giovani, nel fiore degli anni.

Nell’intervento di oggi del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, proprio a Parigi, sede dell’OCSE, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo dei maggiori paesi industrializzati, ha scritto: “The growth recovery in advanced countries, and especially in the euro area, is still fragile, as it faces non-negligible headwinds from the slowdown in emerging economies. The dramatic recent developments, which culminated in the so difficult to comprehend, and cope with, terrorist attacks here in Paris, certainly add their negative weight on confidence and raise the level of uncertainty”.
In sintesi, il raffinato economista – proveniente dal Servizio Studi – alla guida di Bankitalia dice: la ripresa economica è ancora fragile, i recenti attacchi terroristici aumentano l’incertezza e pesano in negativo sulla fiducia dei consumatori.

Il fatto è che i mercati anticipano il futuro. Non hanno lo specchietto retrovisore, ma guardano in avanti. E cosa vedono? Osservano che in Europa la spinta agli stimoli della politica fiscale (alias più spesa pubblica) si fanno più presenti. Proprio gli attentati hanno indotto il presidente francese Francois Hollande a chiedere una deroga al Patto di stabilità europeo (che prevede un limite nel rapporto deficit/pil pari al 3%). In precedenza il nostro premier Matteo Renzi chiese una deroga al Patto adducendo il sostegno alle politiche di accoglienza degli immigrati/rifugiati.
Se nel passato il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha detto più volte che la politica monetaria non è risolutiva, non può essere la panacea di tutti i mali, i politici hanno risposto implementando, chi più chi meno, le riforme strutturali. Il problema è che le “riforme di struttura” richiedono del tempo prima di sortire effetti sul ciclo economico. Per cui un po’ di spinta keynesiana può far bene alla fragile economia europea.

I mercati quest’estate erano scesi a cusa delle preoccupazioni sull’economia cinese, che è il fulcro del sistema economico del Sud-Est asiatico. I timori di un rallentamento si sono diffusi nelle economie cosiddette emergenti – anche se sono già belle che emerse – le quali hanno assistito – ahiloro – a una decisa fuga di capitali (complice la forza del dollaro).
La rediviva ascesa di Vladimir Putin sullo scenario siriano e la vittoria schiacciante di Tayyip Erdogan in Turchia, che portano certezza politica (al di là delle opinioni sulla democraticità dei due zar) hanno guidato gli investitori a tornare sui mercati emergenti (in primis Russia e Turchia).

Abbiamo così spiegato la forza dei mercati, che odiano le incertezze, ma “guardano oltre la siepe”, come invitava a fare Giacomo Leopardi nell’Infinito. Non a caso speculatore viene da specola, vedetta, che ha come compito quello di guardare lontano. W gli speculators!

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

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