Pensioni e Forze dell’ordine. In risposta a un lettore

Numeri alla mano, la "situazione non è farraginosa e complessa", ma ingiusta e decisamente a sfavore delle nuove generazioni. Opinioni a confronto

Un lettore mi scrive muovendo alcune osservazioni in riferimento al mio recente articolo Il disordine pensionistico delle forze dell’ordine, che ha suscitato copiosi commenti.

Riporto il messaggio e, di seguito, la mia risposta.

Gent.mo Dr. Piccone, ho letto il suo interessante articolo sull‘attuale sistema pensionistico di cui “beneficiano” le Forze dell’Ordine e mi sono deciso a scriverLe questa mail. Ho voluto risponderLe vincendo la pigrizia e la consapevolezza che i vari commentatori che di volta in volta si cimentano nello scovare i cosiddetti privilegi, sempre di altri e mai guardando la propria categoria, siano sempre molto superficiali nel descrivere le varie realtà.

Per questo avrei apprezzato che Lei, nell’articolo in questione, avesse sì evidenziato i privilegi relativi alla maggiorazione di servizio (max 5 anni) o all’età di pensionamento (35 anni contributi e 57 anni età o 40 anni e tre mesi di contributi ad almeno 53 anni di età) ma avesse quantomeno fatto cenno alle limitazioni cui devono sottostare tutte quelle donne e quegli uomini che sono costretti ad assicurare turni di servizio h24 festivi compresi ed in condizioni atmosferiche a volte proibitive, non hanno diritto a scioperare perché per legge è loro vietato, devono essere consapevoli che se la situazione lo richiede possono andare incontro a eventi cruenti (sparatorie, accoltellamenti, sprangate, sassate e chi più ne ha più ne metta. Sono le stesse persone che per tutelare l’incolumità di tutti i cittadini e far sì che questo paese resti un paese civile dove ognuno sia rispettato per quello che è e non solo per quello che rappresenta, mettono la faccia prendendo offese e sputi, magari vivendo lo stesso disagio di chi li dileggia e li offende ma non potendo manifestarlo se non facendo il proprio doivere fino in fondo.
Chi le scrive è consapevole che tutto è migliorabile ma si domanda se tale situazione possa davvero cambiare visto che commentatori come Lei iniziano col non essere chiari e completi nel descrivere una situazione pensionistica che, per definizione, è di per se molto farragginosa e complessa. Spero che voglia cogliere il senso costruttivo della mia comunicazione e magari darne conto appena Le capiterà di pubblicare sull’argomento. E’ ovvio che anch’io auspico un Paese che sia pieno di opportunità per tutti (ho moglie a carico casalinga) ed in particolare per i giovani (ho una figlia di 24 anni, diplomata, disoccupata e per la quale non ho cercato scorciatoie (raccomandazioni) confidando sulle sue capacità ed in ragione del fatto che per me la coerenza è un valore irrinunciabile e finché potrò sarò sempre ligio ai miei doveri e più in generale a tutti quei valori che potrebbero migliorare il mio Paese, quali ad esempio onestà, diligenza, rispetto delle regole, rispetto degli altri e così via.
Un saluto cordiale.
F.F.

Caro sig. F.,
rispondo per punti alle sue osservazioni:

1.     Io non appartengo ad alcuna categoria, sono consulente e professore a contratto, per cui non devo tutelare alcunché. Mi limito a studiare le pubblicazioni che sapientemente la nuova gestione Boeri all’Inpsoperazione #PorteAperte  – diffonde ogni settimana. Abbiamo parlato in precedenti puntate delle storture dei dipendenti del settore aereo, in futuro parleremo dei magistrati e dei dirigenti.

2.     Non credo di essere superficiale. Visto che all’Inps hanno i dati ufficiali, mi sono fidato delle elaborazioni dell’Inps che raccontano con evidenze contabili le storture del sistema pensionistico delle Forze dell’ordine. Non c’è stato un commento, dico uno, che abbia contestato i dati. Nessuno che dica: “Però, il dirigente della prefettura in pensione a 6,4 mila euro al mese invece che 3,3 mila è un’assurdità”. Ci si dovrebbe domandare chi paga i 3mila euro al mese di differenza. Glielo dico io: i lavoratori, i giovani, che devono tenere in piedi una baracca insostenibile, un welfare basato solo sul sistema pensionistico. Le altre tutele previste da William Beveridge per un welfare serio welfare non esistono. Esistono solo le pensioni. Stop. Gli altri si arrangino.

3.     I commentatori come me invece di “non essere chiari e completi”, spiegano numeri alla mano che la “situazione non è farraginosa e complessa”, ma ingiusta, profondamente non equa, decisamente a sfavore delle nuove generazioni. Mi si risponde con la favola dei diritti acquisiti. Ma perché un neonato nel 2015 deve nascere già col dovere di pagare – insieme agli altri contribuenti – ogni anno 46 miliardi di sussidi a persone che non necessariamente ne hanno bisogno (vedi sussidi alle donne andate in pensione a 36 anni di cui abbiamo parlato in precedenza); allego questo grafico che spiega in modo eloquente come sono messi i giovani a livello reddituale in relazione alle altre classi sociali (egoiste):

reddito giovani

4.     Visto che cita la situazione di sua figlia 24enne disoccupata (me ne dispiace ovviamente, vedere un giovane che non lavora mi stringe il cuore), colgo l’occasione per dirle che l’elevata disoccupazione giovanile italiana è anche dovuta alla tassazione contributiva e fiscale che caratterizza il lavoro italiano. Come fa un imprenditore ad assumere un lavoratore a tempo indeterminato se questo ha tutti i diritti del mondo, può assentarsi quanto vuole (ha letto gli articoli di G.A. Stella sull’assenteismo a Roma?), ed è illicenziabile in molti casi anche se inefficiente? E’ tipico vedere padri e nonni imprecare per il fatto che il figlio/a non trova lavoro e non capire che il sistema pensionistico retributivo di cui beneficiano è un cappio al collo della fiscalità generale, per le imprese, che quindi riducono i rischi e non assumono.

5.     Sul rispetto delle regole, sull’onestà e la diligenza con me sfonda una porta aperta. Se va sul mio blog Faust e il Governatore, può leggere dei post significativi su servitori dello Stato da cui prendere esempio  o su Gherardo Colombo che va nelle scuole per insegnare il rispetto per le regole.

Con viva cordialità,
Beniamino Piccone

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