Covid, elezioni Usa e Brexit: l’anno dei cambiamenti epocali

Il 2020 sul quale sta per calare il sipario (finalmente) è già entrato nella storia

Quando manca poco più di un mese alla fine di un anno a dir poco “atipico”, il 2020 si candida a buon diritto a essere inserito nella lista delle annate che difficilmente dimenticheremo, anzi, già consegnato alla storia. Per una serie di motivi.

Cominciamo dalla pandemia: evento se non unico quantomeno (per fortuna) piuttosto raro, sicuramente eccezionale, che ogni volta che si è verificato ha letteralmente rivoluzionato non solo la quotidianità ma anche le prospettive future. Ne sanno qualcosa le economie degli Stati membri che se avevano cercato di limitare i danni durante la prima ondata, rischiano di uscire con le ossa rotta dalla seconda.

Ieri sono state rese note le previsioni economiche autunnali della Commissione, stando alle quali, le stime di crescita per l’Italia parlano di un -9,9% per quest’anno e un rimbalzo pari al +4,1% nel 2021 e un +2,8% per il 2022. Cifre più pessimistiche di quelle indicate dal Governo nella NaDEF che vede un -9% per il 2020, +6% per il prossimo anno e +3,8% nel 2022. Stando ai numeri presentati questa mattina, l’esecutivo si è dimostrato più ottimista di Bruxelles anche sui percorsi nei prossimi anni dei rapporti deficit/PIL e debito/PIL.

Nelle ultime settimane ci siamo trovati di fronte a una recrudescenza della pandemia e sono state adottate nuove misure di contenimento” e per questo motivo “la ripresa è stata interrotta”, ha avvisato il Commissario Gentiloni sottolineando che “La crescita è destinata a fermarsi nel quarto trimestre, ma a riprendere a salire a partire dal primo trimestre del 2021.

Ma il menù dell’anno è piuttosto ricco. Sembra non avere fine il divorzio tra Regno Unito ed UE, arrivato all’ultimo round: prima che a fine anno si chiuda il periodo di transizione resta poco tempo per trovare la quadra sulle relazioni future.  Tre, in particolare, i nodi: concorrenza, governance e pesca.

Quest’ultimo, tema particolarmente scivoloso, sul quale la già complicata trattativa sulle relazioni post-Brexit ha più volte rischiato di naufragare. Anzi, per meglio dire, del diritto di pescare nelle ricche acque territoriali britanniche del canale della Manica, del mare del Nord e dell’oceano Atlantico dopo il primo gennaio 2021, giorno in cui la Gran Bretagna sarà ufficialmente fuori dall’Unione europea.

Sono cinque, in realtà, gli Stati europei direttamente interessati dalla questione: Francia, Irlanda, Danimarca, Belgio e Olanda. Per queste nazioni la disputa con la Gran Bretagna mette, infatti, a rischio la sopravvivenza di un settore vitale per l’economia nazionale. Sulla questione si registrano piccoli passi in avanti, ma il tempo stringe e la fumata bianca non è ancora arrivata.

Si chiude letteralmente con il botto con le Presidenziali negli Usa, appuntamento dell’anno. Mondo ancora con il fiato sospeso in attesa di scoprire chi sarà il 46esimo Presidente degli Stati Uniti con Biden che si avvicina a grandi passi alla Casa Bianca.

Il gran sorpasso è andato in scena, pochi minuti fa in Georgia, stato tradizionalmente repubblicano. Quando manca solo l’1% delle schede da scrutinare, il vantaggio ora è di 900 voti che potrebbe segnare un risultato storico in uno Stato che non sceglie un presidente democratico dal 1992, quando il candidato era Bill Clinton.

Tuttavia, la vittoria dei 16 elettori della Georgia non consegnerebbe le chiavi della Casa Bianca a Joe Biden, che avrebbe bisogno di un solo grande elettore per raggiungere il “magic number” di 270. Ma la gran parte degli esperti concorda: senza Georgia , si allontana anche il secondo mandato del tycoon. Sta dunque per calare il sipario sull’era Trump mentre scalda i motori la “nuova” America, targata Biden. 

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