Ospedale Covid Milano Fiera, il “miracolo” è un flop? Parlano i medici

A meno di due settimane dalla sua inaugurazione, sono diversi i dubbi sull'ospedale Covid di Milano Fiera

È stato annunciato prima come la soluzione al problema della carenza di letti negli ospedali lombardi, fortemente voluto dal Presidente Attilio Fontana e inaugurato in pompa magna come “il più grande centro di terapia intensiva in Italia“: ma l’ospedale Covid di Milano Fiera è davvero il “miracolo” che tutti stavano aspettando o è destinato ad essere un flop? 

La denuncia dei medici

I tempi di realizzazione e l’avvio dell’ospedale Covid di Milano Fiera avevano già scatenato non poche polemiche in queste settimane. Doveva ospitare 400 pazienti, poi si è detto 205 e, infine, dall’apertura ad oggi, solo 24 persone affette da Coronavirus hanno fatto ingresso nella struttura.

Manca personale e, secondo gli esperti, l’ospedale in Fiera non è abbastanza attrezzato per diventare uno dei più grandi centri di terapia intensiva d’Italia. Ad alimentare i dubbi, inoltre, è arrivata una denuncia anonima da parte di un medico milanese, rilasciata a Business Inseder. Il dottore, nello specifico, ha parlato di un certo malcontento diffuso tra i suoi colleghi che, impegnati in prima linea a combattere la pandemia, si stanno rendendo sempre più conto di non star ricevendo il giusto supporto da parte degli Enti preposti.

Lo sfogo del medico è giunto a seguito dell’arrivo di un nuovo paziente trasferito dal Policlinico di Milano al suo ospedale (e non a quello di Milano Fiera).

“Ci hanno mandato un paziente da intubare perché non avevano posto nella loro terapia intensiva. Una vera presa in giro, se si considera che è accaduto nello stesso giorno nel quale hanno aperto l’ospedale in Fiera affidato proprio al Policlinico”, ha dichiarato l’uomo rimasto anonimo. “Quel paziente è la dimostrazione che l’ospedale in Fiera non aggiunge neanche un posto in più alle terapie intensive già presenti a Milano. Ci si limita a spostarle da un luogo ad un altro”, ha aggiunto poi lo stesso, sottolineando l’incongruenza del sistema.

Di parere contrario anche Giuseppe Bruschi, Dirigente Medico dell’ospedale Niguarda: “Che dispiacere…. Sono medico, sono lombardo… oggi però con l’inaugurazione dello pseudo ‘ospedale’ in fiera mi sento triste”, ha scritto su Facebook.

“L’idea di realizzare una terapia intensiva in fiera non sta né in cielo né in terra… Una terapia intensiva non può vivere separata da tutto il resto dell’Ospedale. Una terapia intensiva funziona solo se integrata con tutte le altre Strutture Complesse che costituiscono la fitta ragnatela di un Ospedale (dai laboratori alla radiologia, della farmacia agli approvvigionamenti, della microbiologia all’anatomia patologica);  perché i pazienti ricoverati in terapia intensiva necessitano della continua valutazione integrata di diverse figure professionali”, ha aggiunto.

“L’idea quindi di creare dei posti letti slegati da questa realtà (senza entrare nel merito di quanti… 600 – 500 – 400 – 250 – 100 – 12!) mi sembra assurda. Sarebbe stato più logico spendere le energie e le donazioni raccolte per ristrutturare o riportare in vita alcuni dei tanti padiglioni “abbandonati” degli Ospedali Lombardi (Niguarda, Sacco, Varese…)”, ha concluso Bruschi confutando in questo modo la tesi di chi non riconosce futuro alla struttura di Milano City. 

Polemiche dopo l’inaugurazione dell’ospedale Covid di Milano Fiera: i numeri non tornano

Secondo i più scettici lo spazio di Fiera Milano City convertito in ospedale è destinato, purtroppo, ad essere un fallimento. Tanto fumo fatto solo per accaparrarsi qualche consenso o, comunque, una mossa che può essere considerata pura propaganda, specialmente se rapportata ai numeri.

I posti letto – dai 400 e poi 205 annunciati – al momento arriverebbero a 53. I sanitari al lavoro, invece, 50. Sono state però annunciate maxi assunzioni per garantire il buon funzionamento del centro di rianimazione. All’annuncio, tuttavia, non è seguita (né è stata tanto meno avviata) una vera e propria fase di reclutamento ufficiale.

Ammesso e concesso che si superasse il problema di reperimento di personale qualificato, dato che per ora persino le strutture sanitarie più solide stanno avendo problemi per carenza di professionisti all’interno dei reparti dedicati ai malati di Covid-19, resta da capire infine quale sarà il futuro di quest’opera costata ben 21 milioni di euro, raccolti dalla Fondazione Comunitaria.

Ebbene, anche in quest’ultimo caso i pareri sono discordanti. “Quando sarà il momento la struttura verrà smontata”, aveva detto Enrico Pazzali, presidente della fondazione Fiera Milano, prima di essere contraddetto. “No, non si sa ancora, potrebbe restare”, ha invece aggiunto immediatamente dopo Fontana.

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