Twitter blocca Trump e crolla in borsa, in Italia sospende Libero Quotidiano

Il titolo ha chiuso la giornata di ieri in perdita del 6,41%. Gli effetti del giro di vite contro gli account che non rispetterebbero le policy del social network avrebbero raggiunto anche l'Italia.

Non sono giorni facili per Twitter, il social network fondato da Jack Dorsey e dentro l’occhio del ciclone per aver bannato in modo definitivo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il titolo ha chiuso la giornata di ieri in perdita del 6,41%, dopo aver avviato la seduta con picchi negativi del 10%. Gli effetti del giro di vite contro gli account che non rispetterebbero le policy del social network avrebbero raggiunto anche l’Italia.

Da ieri sera chiunque provi a visitare l’account Twitter di Libero Quotidiano, il quotidiano fondato da Vittorio Feltri e diretto da Pietro Sinaldi, si trova questo messaggio: “Attenzione: questo account è temporaneamente limitato. L’avviso qui presente ti viene mostrato poiché l’account in questione ha eseguito delle attività sospette. Vuoi davvero proseguire?”. Quello di Libero non è un ban paragonabile a quello subito da Donald Trump, perché cliccando si possono comunque vedere i tweet del giornale. Non sono note le “attività sospette” alla base della sospensione o quanto questa durerà.

Twitter sta colpendo in questi giorni anche gli account che promuovono la teoria cospirazionista di estrema destra QAnon. “Da venerdì, più di 70.000 account sono stati sospesi, con molti casi in cui un singolo individuo gestisce numerosi account – ha scritto la società in un post sul suo blog – Questi account erano impegnati nella condivisione su larga scala di contenuti dannosi collegati a QAnon ed erano principalmente dedicati alla propagazione di questa teoria del complotto attraverso il nostro servizio”.

Il comportamento di Twitter sta però facendo storcere il naso a diversi politici in tutto il mondo. “La cancelliera Angela Merkel ritiene problematico che sia stato bloccato in modo completo l’account Twitter di Donald Trump“, ha detto il suo portavoce Steffen Seibert in una conferenza stampa a Berlino. “È possibile interferire con la libertà di espressione, ma secondo i limiti definiti dal legislatore, e non per decisione di un management aziendale”, ha aggiunto.

Più dure ancora sono state le parole di Thierry Breton, commissario UE per il Mercato interno: “Proprio come l’11 settembre ha segnato un cambio di paradigma per gli Stati Uniti, se non per il mondo, ci saranno, quando si parla di piattaforme digitali nella nostra democrazia, un prima e un dopo l’8 gennaio 2021. Questi eventi dimostrano che non possiamo più stare a guardare e fare affidamento solo sulla buona volontà delle piattaforme, ma dobbiamo stabilire le regole del gioco e organizzare lo spazio informativo con diritti, obblighi e garanzie chiaramente definiti”.

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