Nuove armi all’Ucraina: no di Conte e tensioni nella maggioranza

Il Governo lavora a un nuovo decreto ma sull'invio di armamenti più pesanti è pronto ad accendersi lo scontro tra il Presidente del Consiglio e l'ex inquilino di Palazzo Chigi, ora alla guida del M5s

Il Governo Draghi lavora al decreto per un nuovo invio di armi all’ Ucraina, mossa che stavolta potrebbe anche segnare il cambiamento di approccio strategico del nostro Paese da quando è iniziata l’invasione russa.

In particolare, al vaglio la possibilità – piuttosto concreta – di inviare a Kiev armi pesanti di artiglieria, semoventi cingolati M-109 e blindati leggeri modello Lince e blindo Centauro 1, come del resto più volte chiesto dal Presidente dell’Ucraina Zelensky. Nulla – allo stato, chiariscono fonti vicino al dossier – è stato ancora deciso ( sarà necessario un Consiglio dei Ministri in programma questa settimana o al più tardi la prossima) ma Roma è pronta a inserirsi nel solco degli altri paesi dell’Alleanza atlantica, seriamente intenzionata, dunque, a muoversi in questa direzione.

Nuove armi all’Ucraina, Roma dice sì

A indicare la via il Ministro della difesa Guerini che ha partecipato al vertice di Ramstein, occasione per assicurare che il nostro Paese continuerà a fare la propria parte sostenendo l’Ucraina per tutto il tempo necessario”. Quanto al nuovo decreto sarà redatto “sulla falsariga del precedente decreto”, fanno sapere fonti di governo, per l’invio in Ucraina «di sistemi di difesa contraerea e controcarro, mortai e munizionamento vario di calibri diversi”. Poi, sulla base delle richieste avanzate da Austin, “nelle prossime ore” il governo deciderà “ulteriori invii” di armamenti.

M5S dice no

Una scelta destinata a generare nuove fratture nella maggioranza, in particolare fronte M5S. “Noi sin dall’inizio abbiamo curato che ci fosse la massima unità di tutte le forze politiche – si era affrettato a ribadire nelle scorse ore il presidente dei Cinque Stelle Giuseppe Conte -. È importante mantenere l’unità. Detto questo, è anche giusto poter discutere internamente sulle prospettive, su quello che può essere il contributo dell’Italia per un percorso assolutamente politico per accelerare i negoziati e giungere alla pace”.

Linea ufficializzata ieri al termine del Consiglio Nazionale del Movimento che si è svolto a Roma per mettere nero su bianco la posizione da tenere in Parlamento proprio in vista del nuovo decreto. “Il M5S si oppone all’invio di aiuti militari e a controffensive che esulino dal perimetro del legittimo esercizio del diritto di difesa di cui all’articolo 51 della Carta dell’Onu”, ha ribadito.

Rischio frattura nella maggioranza?

“Il no all’escalation militare è la linea del Piave del Movimento”, scandisce l’ex premier, annunciando di voler chiedere al Premier Draghi e al ministro della Difesa  Guerini “di riferire in Parlamento in modo che ci sia piena condivisione dell’indirizzo politico e possibilità di conoscere gli interventi programmatici del governo”.

Nella nota diffusa dal Movimento si legge anche che il Consiglio Nazionale ha deliberato all’unanimità “di confermare la piena e risoluta condanna dell’aggressione militare condotta dalla Russia contro l’Ucraina, perché contraria ai più elementari principi di diritto internazionale, non provocata e non giustificata.

Draghi cerca (ancora) la sintesi

Insomma, il tema è destinato ad agitare ancora una volta le acque – mai calme – in cui naviga la maggioranza. Con il Presidente del Consiglio che ancora una volta dovrà cercare la sintesi che metta tutti d’accordo. Ci riuscirà anche stavolta?