Nomine UE, Letta duro: “Finiremo per rimpiangere Juncker e Moscovici”

L'ex premier: "Alla fine il governo italiano è stato protagonista di un suicidio politico"

Fra le tante reazioni seguite alle nomine Ue, risalta quella dell’ex premier italiano Enrico Letta, conosciuto ed apprezzato negli ambienti europei ed oggi, almeno temporaneamente, impegnato come docente e non come politico. In una lunga intervista a La Stampa, Letta ha sottolineato come le minacce ed il muro contro muro dell’Italia rispetto all’Ue abbia portato ad una situazione per cui, letteralmente, “rischiamo di rimpiangere Juncker e Moscovici contro i quali abbiamo fatto la guerra fino ad ora”. Vediamone i passi principali.

La previsione
“Temo che il governo italiano sarà costretto a rimpiangere Juncker e Moscovici. Li hanno disprezzati e insultati, ma la Commissione europea ha dimostrato intelligenza e generosità, anche nell’ultima occasione. Certo molto dipenderà dal profilo del prossimo Commissario agli Affari monetari, ma mi sento di poter dire: speriamo di non dover rimpiangere la precedente Commissione”.

I vincitori
“Intanto francesi e tedeschi. Mentre prima preferivano restare in sala regia, stavolta per esprimersi e per imprimere un principio d’ordine, hanno dovuto mettersi in campo in ‘prima persona’. Complessivamente un’operazione con luci ed ombre. I vincitori sono comunque quattro. Macron e Merkel, e si capisce perché. Poi Sanchez, che era alla sua prima esperienza e che cresce come leader dei socialisti europei, perché è riuscito ad imporre un’ accoppiata non banale: Alto commissario per la politica estera e presidenza del Parlamento europeo per David Sassoli. E infine Mario Draghi. Sino all’ultimo, l’ipotesi più concreta era quella che alla Bce andasse Weidmann, il ‘falco’ tedesco, in qualche modo l’anti-Draghi. Ma così non è stato: Lagarde si muoverà in continuità con Draghi”.

Gli sconfitti
“In questa occasione si è manifestata una profonda discrasia: Salvini ha acquisito una leadership nel dibattito pubblico e sull’ arena politica europea, ma non stando seduto al tavolo che conta, quello dei primi ministri e contando nulla nell’ Europarlamento, ne è uscito male: politicamente con le ossa rotte. Il socialista Timmermans, per le sue notissime posizioni sul tema del rigore e degli immigrati, sarebbe stato un amico dell’Italia. Ma alla fine il nostro governo è stato protagonista di un suicidio politico. Non solo non sono riusciti ad incarnare un’alternativa concreta, ma in queste ore non riescono neppure a mettere in campo una contro-narrazione. Anche perché nello stesso giorno sono cadute in contemporanea due leggende. La prima: il governo giallo-verde ci aveva detto che avrebbe spazzato via l’Europa comunitaria, ma i fatti dicono semmai che a restare a mani vuote sono loro. E soprattutto l’Italia ha fatto la più classica delle manovre correttive, ma i due vicepresidenti non si sono neppure fatti vedere in Consiglio dei ministri. Sia chiaro: è bene che la procedura di infrazione non sia stata comminata, ma questa vicenda segna una svolta. Il primo tempo del governo è finito”.

Donne ai vertici
“Anzitutto sono due personalità forti e sono due donne, un segnale importante per l’opinione pubblica europea. Borrell, spagnolo di Barcellona, è da sempre un gran fan del Mediterraneo e questo è un buon segnale per noi. Ma il governo italiano deve preoccuparsi anzitutto di sé stesso: in tutta questa vicenda, il gruppo di Visegrad ha giocato un ruolo importante, l’ Ungheria di Orban ha finito per pesare più dell’Italia”.

© Italiaonline S.p.A. 2019Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Nomine UE, Letta duro: “Finiremo per rimpiangere Juncker e Mosco...