MES, Regionali, Referendum: giorni contati per il Conte-bis?

In pochi giorni, meno di cinquanta, l'esecutivo si gioca tutto. Intanto Renzi piccona e l'ombra di Mario Draghi aleggia sempre di più su Palazzo Chigi

La bomba finora disinnescata, sta per esplodere. Un’anticipazione di quello che potrebbe avvenire da qui a poco arriva dalle dichiarazioni del Viceministro all’Economia Laura Castelli che sul Mes ribadisce la posizione del Movimento: ” il M5S non ha nessuna intenzione di prendere risorse europee mettendo a repentaglio il futuro delle prossime generazioni, in termini di sicurezza, di sovranità. Ci sono dei meccanismi che non ci sono mai piaciuti in quello strumento pensato per altri momenti storici, che secondo me oggi non ha più senso”.

Proprio negli scorsi minuti è arrivato l’ennesimo endorsement dell’ Eurocommissario Gentiloni che tornando a parlare di MES  lo ha definito”fondamentale per rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari. Le condizionalità macroeconomiche che hanno caratterizzato la crisi precedente sono state eliminate per queste linee di credito straordinarie destinate alla Sanità“.

Nel frattempo il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio gira in lungo e in largo l’Italia “per spiegare ai cittadini le ragioni per cui si deve votare “sì” al referendum confermativo sul taglio dei parlamentari del 20 e 21 settembre, il cui esito è tutt’altro che scontato. Una battaglia sulla quale i pentastellati si giocano una bella fetta di credibilità, oltre che uno dei cavalli di battaglia, che qualora fallisse diventerebbe un boomerang non da poco che andrebbe ad aggiungersi alle debacle degli ultimi tempi.

 

Settembre inizia già in salita:  in Aula al Senato è previsto l’approdo del decreto Semplificazioni (da convertire in legge entro il 14 che, alla luce dei nodi ancora da sciogliere in commissione, potrebbe slittare al giorno successivo; contemporaneamente i due rami del Parlamento daranno il via, con il lavoro congiunto delle commissioni Bilancio e Politiche della Ue, all’atteso ciclo di audizioni sull’individuazione delle priorità del Recovery fund.

In calendario anche l’appuntamento con la Nota di aggiornamento al Def (Documento di Economia e Finanza) che dovrebbe essere presentata al più tardi il 27 settembre, ma non è escluso (anzi) un piccolo slittamento con il Governo chiamato ad indicare nuova previsione del PIL. 

Il detonatore di una bomba pronta ad esplodere potrebbero essere le elezioni regionali: nonostante le smentite di facciata, qualora le forze di maggioranza dovessero uscirne con le ossa rotta, difficile pensare che le opposizioni non cavalcheranno l’onda della disfatta. 

Tanto più che a rilanciare il nome di Mario Draghi al posto di Conte – che negli ultimi giorni ha scelto la strategia del silenzio – non è stato Matteo Salvini nè tantomeno Giorgia Meloni.

RENZI IL PICCONATORE “Dal Mes capiremo che vuol fare Conte da grande. Se chiede il Mes significa che vuole guidare l’Italia. Se non chiede il Mes, significa che vuole guidare solo i grillini. A lui la scelta”. A dirlo “l’alleato” Matteo Renzi in un’intervista a ‘La Repubblica’ in cui rilancia il nome dell’ex presidente della BCE. 

 

 

 

 

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