Meno banche, più mercato: perché l’Italia deve tornare a ‘rischiare’

E' necessario passare da un sistema banco-centrico ad un sistema mercato-centrico. Ne va del nostro futuro

Quell’atavico scetticismo degli italiani verso i mercati finanziari

I mercati azionari salgono, hanno raggiunto nel mondo nuovi massimi storici. I tassi di interesse e quindi i rendimenti dei titoli obbligazionari sono nell’intorno della linea dello zero. Per avere un rendimento netto bisogna comprare bond con un rating non investment grade – sotto la BBB- – oppure andare sulla parte lunga della curva. E l’italiano cosa fa? Si tiene strette le sue case, la prima, la seconda e la terza, i suoi capannoni comprati negli anni Ottanta ai tempi della “Milano da bere” o della “nave va” (Bettino Craxi, cit.).

Lo scetticismo degli italiani per i mercati finanziari è atavico, antropologico. Un Paese contadino, fino all’inizio del Novecento prevalentemente analfabeta, con la pellagra dovuta alla scarsa alimentazione. Nel solo Veneto, nei primi anni del ‘900, sono milioni gli emigranti che cercano fortuna in America del Nord e del Sud. La povertà era tanta. E’ questo uno dei motivi che rendono l’italiano uno dei maggiori risparmiatori del mondo. Perchè ha paura di tornare povero.
Come ci dicono le ottime ricerche della Banca d’Italia sulla ricchezza delle famiglie italiane, in prevalenza l’italiano investe in immobili (60% della ricchezza), poi in titoli di Stato. Fondi di investimento, sicav, fondi pensione? Non sia mai. La finanza è brutta e cattiva. C’è da starne lontani. Al massimo si compra una polizza vita, con commissioni d’ingresso che fanno felici i broker assicurativi. (Continua sotto)

Gli americani si permettono una vita di lauti consumi grazie ai mercati azionari, noi compriamo capannoni che poi sono sfitti per anni, su cui si pagano vagonate di Imu. Fino a che l’evasione fiscale verrà tollerata, com’è da decenni, lo Stato non può che colpire le cose visibili, gli immobili. E il cittadino come reagisce? Non vende perchè i prezzi scendono. E intanto non affitta o perchè non trova il conduttore o perchè ha paura di non riuscire ad allontanarlo qualora non adempia alle proprie obbligazioni. Il rendimento del proprio capitale è negativo perchè l’italiano è eccessivamente avverso al rischio. Senza una quota di azioni – nel mondo!, non esiste solo l’Italia – il portafoglio non può rendere.
Abbiamo quindi un mercato azionario asfittico, con gli imprenditori stessi che diffidano dei mercati. Esempio massimo è Giorgio Squinzi che con la sua Mapei – fatturato oltre un miliardo di euro – si guarda bene dal quotarsi. Idem Ferrero, Barilla e tante altre grandi imprese. La capitalizzazione – prezzo delle azioni moltiplicate per il numero dei titoli in circolazione – di Piazza Affari è pari a solo il 30% del Pil, mentre negli States i titoli di Borsa valgono più del prodotto interno lordo.

Il sistema finanziario – l’insieme organizzato di mercati, intermediari e strumenti finanziari – è come la circolazione sanguigna per il corpo umano, è condizione imprescindibile per la crescita economica. Se non cambia la mentalità retrograda del risparmiatore-investitore italiano, il nostro sistema economico rimarrà dominato da piccole e medie imprese fragili, piene di debiti verso le banche e poco capitale. Dobbiamo assolutamente passare da un sistema banco-centrico ad un sistema mercato-centrico. Ne va del nostro futuro.

L’ESPERTO RISPONDE

Ho letto il suo articolo ma devo precisarLe che quanto Lei afferma fu contestato da Federico Caffè, professore di economia,  il quale così scrisse  degli imprenditori e  della Borsa italiana : “un gioco spregiudicato che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di risparmiatori, in un quadro istituzionale che, di fatto, consente e legittima la ricorrente decurtazione e il pratico spossessamento dei loro peculi”.
Ora il governo italiano prende di mira anche gli immobili dopo che le amministrazioni pubbliche li hanno fatti strapagare ai risparmiatori mediante un pagamento spropositato delle aree fabbricabili e con una tassazione iniqua rispetto al reddito che se ne potrebbe ricavare o in concreto se ne ricava sul presupposto che i proprietari hanno fatto ingenti guadagni investendo sul mattone cementificando stupidamente gran parte del territorio.
Negli anni ’60, un barista mi raccontava felice di avere comprato per investimento un altro appartamento ma mi diceva anche che aveva la sensazione di correre per raggiungere un traguardo che sempre più glielo  allontanavano per non farlo mai arrivare. Gli dissi che i suoi appartamenti glieli avrebbero mangiati. Si mise a ridere e mi disse: “Come faranno a mangiarsi delle pietre?” . Non ci credeva il poverino, ma il momento è arrivato dapprima con la legge sull’equo canone e ora con l’arrivo delle gravose tasse sugli immobili; mi dispiace di non averlo più visto per chiedergli dei suoi investimenti immobiliari.
Mi viene in mente quanto mi raccontò un vecchio ragioniere negli anni ’60. Un  contadino dopo la prima guerra mondiale riferì al padrone che aveva fatto un grosso affare perché la sua vacca che prima della guerra valeva cento ora ne valeva mille. Il padrone gli chiese: “Quante vacche avevi prima della guerra?”  “Una“, rispose. “E allora, non hai sempre quella vacca, per di più vecchia e di minor valore?”
Io che ho fatto l’americano non mi trovo con i miei titoli azionari meglio del contadino o del barista per le ragioni dette da Federico Caffè. L’Italia è purtroppo un paese governato da persone incompetenti e avide, perché ignoranti più della terra che li porta, i quali stanno segando il ramo dell’albero su cui comodamente siedono (ma sino a quando potrà durare?).
Aveva ragione un anziano questurino meridionale che mi riferì questo detto del suo paese: Il mondo è fatto a pendule: oggi incula te, domani pure.
Tanti saluti e auguri per le sue illusorie aspettative sull’Italia.
Orlando C.

Caro sig. Contini,
È verissimo quanto Lei dice, Caffè definiva “incappucciati”, “gli operatori ignoti che dall’interno e dall’estero erano in grado di avere un’influenza non chiara e non verificabile su decisioni di rilevante importanza finanziaria o sull’andamento della borsa (La solitudine del riformista, Bollati Boringhieri, 1990, p. 49).
Io credo che Caffè si sbagliasse allora e, se fosse vivo, credo che non cambiererebbe idea. Ma senza i mercati dei capitali non si va da nessuna parte.
Gli immobili sono stati la panacea di un popolo ignorante che si è arricchito troppo velocemente (Carlo M. Cipolla, cit.) e quindi tutto ciò che poteva fare era investire in immobili. La Democrazia Cristiana lo aiutava creando inflazione – che faceva salire i prezzi degli immobili – attraverso la spesa pubblica improduttiva e la svalutazione della lira. Per un economista che odia le rendite come me, l’Imu è una soluzione razionale e da valutare positivamente. In Francia e Stati Uniti le imposte sulla proprietà sono ben maggiori.
Un caro saluto,
B. Piccone

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