Meloni: asse con Macron contro la Germania e grana alleati in casa

L'incontro col presidente francese prima della fiducia in Parlamento e il difficile equilibrio con Salvini e Berlusconi, che hanno già iniziato il pressing.

Dopo la fiducia ottenuta alla Camera e in attesa di riceverla nel pomeriggio in Senato, Giorgia Meloni ha iniziato a muovere le proprie pedine sia in politica interna, sia sul fronte internazionale. Le frequenti interlucuzioni con Mario Draghi, che l’ha ‘battezzata’ a lungo anche prima del giuramento al Quirinale, hanno convinto la neo presidente del Consiglio a fare opera di realismo: niente annunci roboanti su fisco e conti pubblici, una visita a Macron di passaggio a Roma per mandare subito un segnale distensivo all’Ue. Ma ora la leader di Fratelli d’Italia dovrà disinnescare Salvini e Berlusconi, che hanno già iniziato il pressing su di lei e sul suo governo, al di là delle parole di circostanza. Per una navigazione che si annuncia tutt’altro e tranquilla.

La ricerca dell’asse con Macron

Il primo atto ufficioso da presidente del Consiglio è stato quello di fare una visita al presidente francese Emmanuel Macron, di passaggio a Roma. Non una semplice visita di cortesia, bensì una dimostrazione di apertura verso uno degli attori principali in Europa nel momento stesso in cui la Germania va per conto suo sul caro energia Parigi ha più che mai bisogno di Roma. Un incontro che conveniva ad entrambi: a Macron per tenersi stretta l’Italia ora che l’asse con Berlin si è rotto, alla Meloni per accreditarsi da subito come affidabile seguendo i consigli di Mario Draghi, che le ha prescritto meno Polonia e Ungheria e più Francia e Bruxelles.

Un’alleanza strategica, che vada oltre i singoli provvedimenti, conviene a entrambi. All’Italia per assicurarsi un partner forte sui grandi dossier di domani, a partire dal debito pubblico e revisione del Patto di stabilità. Alla Francia, per contrastare lo strapotere tedesco nelle istituzioni europee, al cui vertice c’è la tedesca Ursula Von Der Leyen.

La telefonata con Biden

Intanto ieri sera c’è stato il primo colloqio, telefonico, tra la neo presidente del consiglio e il presidente statunitense, Joe Biden. I due nel corso della telefonata avuta ieri, “hanno sottolineato la forte relazione tra Stati Uniti e Italia, e hanno espresso la loro prontezza a lavorare insieme nell’alleanza transatlantica per affrontare le sfide comuni”. E’ quanto si legge sul sito della Casa Bianca. I due leader inoltre “hanno discusso il loro impegno a continuare a fornire assistenza all’Ucraina e chiedere conto alla Russia delle sue responsabilità per la sua aggressione”. E poi hanno convenuto sulla necessità di “affrontare le sfide poste dalla Cina, e assicurare fonti di energia sostenibili e abbordabili”.

Salvini torna a cannoneggiare

Mentre la Meloni cerca un collocamento internazionale, sul fronte interno i problemi non mancano. Non solo per le delicate sfide che il suo governo ha di fronte, ma anche per l’alleanza con Salvini e Berlusconi che promette una navigazione tutt’altro che tranquilla. Ha iniziato Salvini, mettendosi estemporaneamente a dettare l’agenda economica del governo: subito abolizione della Legge Fornero, quota 41, flat tax al 15% e pace fiscale. Per far capire che la Lega non vuole essere un ‘junior partner’ bensì un azionista forte dell’esecutivo. Tutti punti parecchio delicati, su cui la Meloni ha del resto glissato spostando l’attenzione sulle emergenze.

In Fratelli d’Italia qualche malumore è già plasticamente emerso. “È già tornato in modalità Papeete”, il refrain. Ma l’ordine di scuderia, almeno per il momento, è quello del silenzio più assoluto: vietato fare polemiche. Anche se Salvini si è già messo a martellare su quello che sarà il suo argomento forte per fare la Lega di lotta e di governo anche con la Meloni, così come con Draghi: i porti, il mare, i migranti.

La mina Berlusconi

Se Salvini cannoneggia, in Forza Italia c’è parecchia tensione per come è andata a finire la partita sui ministeri, che ha lasciato le briciole al partito del Cavaliere e in particolare ai ‘ronzulliani’. Il Cavaliere, oggi in Senato, insisterà su un punto: se la destra italiana è arrivata a Palazzo Chigi il merito è suo, “è il risultato di un lavoro avviato quasi trent’ anni fa con la fondazione del centrodestra che ora porta una donna al governo”.

La fiducia di oggi non è in discussione, ma Forza Italia continua a rivendicare un risarcimento per l’assegnazione dei ministeri. La richiesta è ottenere 9 posti (7 sottosegretari e 2 viceministri), uno in più di quelli che FdI sarebbe orientata a concedere.