Meloni-alleati, niente accordo su governo e Camere. Cosa rischia ora Giorgia

Continuano le schermaglie tra a leader di FdI e i due alleati riottosi. Si riscgia il Vietnam parlmentare già con l'elezione dei presidenti di Camera e Senato.

Il Governo Meloni è ancora in alto mare, ed anzi il rischio sempre più concreto è che si venga a creare una situazione difficile per chi ha vinto le elezioni del 25 settembre già in sede di insediamento del nuovo Parlamento. Matteo Salvini e Silvio Berusconi hanno fatto recapitare un messaggio chiaro alla Meloni: un accordo completo entro giovedì mattina, o FdI non avrà l’agognato presidente del Senato.

Dove per completo si intende un accordo che guardi non solo all’elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento, secondo la tattica presidente di FdI, bensì sull’intera squadra di governo. Se la Meloni ha scelto la politica dei piccoli passi (“Iniziamo dalle presidenze, poi verrà il resto), gli alleati rispondono con la richiesta di un accordo quadro che comprenda anche le caselle ministeriali, annunciando il classico Vietnam parlamentare in caso contrario. Che colpirebbe subito il candidato d FdI alla guida del Senato, Ignazio La Russa, cui la Lega contrappone Roberto Calderoli.

Il rischio della battaglia fratricida in aula

La Meloni, che si era già vista rifiutare dagli alleati l’ipotesi di cedere la presidenza di una Camera all’opposizione, vuole ora entrambi gli scranni per il suo partito. Salvini non ci sta, rivendicando la Camera per Calderoli, ma potrebbe accettare un passo indietro solo se gli venisse riconosciuto il ruolo di vicepremier con una delega importante (Infrastrutture?). Se ciò non dovesse accadere, minaccia ritorsioni in Aula. A Palazzo Madama il regolamento parla chiaro: per la prima (ed eventualmente per la seconda) votazione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti, dalla terza serve quella semplice dei presenti, alla quarta scatta il ballottaggio tra i due più votati. Se la contesa non si risolvesse in tempo, si rischierebbe una contra fratricida nella maggioranza. E Calderoli, raccontano esponenti qualificati della Lega, godrebbe del sostegno trasversale di senatori dell’opposizione.

Il ‘caso’ Giorgetti

Difficile che Lega e/o Forza Italia si prendano il rischio di azzoppare fin da subito la legislatura, ma la Meloni sul Senato è irremovibile: il vantaggio è troppo esiguo, e vuole avere il controllo di Palazzo Madama. E’ disposta a concedere qualcosa di più sul fronte squadra di governo, per esempio riempiendo con Giancarlo Giorgetti della Lega la casella del minstro dell’Economia (dopo i rifiuti di Franco, Panetta e Scannapieco). Ma la mossa del presidente del Consiglio in pectore sembra avere un doppio obiettivo: Giorgetti è infatti il nemico giurato di Salvini dentro il Carroccio. Il ‘Capitano’ è contrario. Non ha voglia di garantire una postazione così importante a un suo rivale interno. A meno che non gli venga garantito il ruolo di vicepremier, altro fronte su cui la Meloni non vuole concedere aperture.

Il ‘caso’ Ronzulli

L’altro fronte bollente è con Forza Italia sul nome di Licia Ronzulli. Berlusconi continua a pretendere un ministero di peso per la sua prediletta, ma Giorgia mantiene la sua netta opposizione e l’ex presidente del Consiglio la vive come un affronto personale. Anche qui, occhio a ciò che potrebbe accadere in Parlamento senza un accordo nelle prossime ore.

Le certezze

Al momento poche certezze: agli Esteri è destinato Antonio Tajani (si è tirata fuori Elisabetta Belloni). Al Viminale restano alte le chance del prefetto Matteo Piantedosi, ex capo di gabinetto di Salvini. Per Adolfo Urso, anche lui FdI, si profila la Difesa.