Mario Draghi, la Bce, le aspettative di inflazione e i tassi a lungo termine

Effetti immediati, a lungo termine e aspettative della politica monetaria europea

Mario Draghi, la Bce, le aspettative di inflazione e i tassi a lungo termine

Come titola il Financial Times del 5 giugno scorso, i tassi a lungo termine sui titoli di Stato europei sono schizzati al rialzo dopo che il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha annunciato in conferenza stampa – dopo la riunione del Governing Council – che la Bce si aspetta una maggiore inflazione nel medio termine.

L’unico obiettivo della Bce è la stabilità dei prezzi, ossia che i prezzi in Europa non salgano sopra il 2%. L’ortodossia tedesca della Bundesbank si è riflessa pari pari nello Statuto della Bce, che non a caso ha la sua sede a Francoforte sul Meno.
La Bce governa i tassi a breve termine, oggi al livello minimo di ogni tempo, fissati al 0,05%. Le banche quindi si possono finanziare a costo zero. I tassi a lungo termine, però, non sono fissati dalla Bce. Sulla parte lunga della curva, Draghi & C. possono però governare le aspettative. Siccome i tassi a lungo termine, come ricordo spesso a lezione, sono il risultato della sommatoria tra tassi a breve e aspettative di inflazione, una maggiore inflazione attesa significa tassi più alti. E quindi i rendimenti del Bund decennale – che avevano toccato lo 0,07% – sono risaliti a una velocità impressionante e hanno sfondato qualche giorno fa la barriera dell’1%.Coloro che hanno comprato il Bund per paura del collasso della Grecia e dell’euro hanno perso in una settimana il rendimento di 6 anni. Al contrario di quello che pensano la maggior parte degli investitori, con le obbligazioni si può perdere. Certo, dopo 30 anni di rialzo del mercato obbligazionario, la mente è poco allenata ai ribassi. Ma con le obbligazioni non si perde, solo e solo se il titolo viene detenuto fino a scadenza. Se lo si deve vendere prima per qualsiasi esigenza, si porta a casa una minusvalenza, che è tanto ingente quanto maggiore è la durata finanziaria (duration) del titolo. Come ha detto Draghi, più i tassi si avvicinano allo zero, maggiore sarà la volatilità attesa: se i tassi passano da 0 a 1% il movimento è molto ampio in termini percentuali.La cosa singolare è che le banche centrali – prima la Federal Reserve, poi la Bank of England, poi la Banca del Giappone, e infine la Bce – devono svolgere un compito che non hanno mai svolto. Sono nate per combattere l’inflazione – costituiscono una sorta di “inflation buster”, riprendendo il film Ghostbusters – e si trovano a dover creare inflazione, per evitare la deflazione, ossia una situazione di crisi economica abbinata alla diminuzione dei prezzi.Fino a che l’inflazione in Europa non toccherà l’1,9%, la Bce proseguirà con vigore le politiche non convenzionali, il Quantitative Easing, che i banchieri centrali tedeschi osteggiano, per la paura atavica dell’iperinflazione, che ha corroso i risparmi dei tedeschi negli anni ’30, inducendo il popolo tedesco a buttarsi nelle braccia di Hitler. Quando si va a fare la spesa con le carriole piene di Reichsmark svalutati, il futuro lo si vive con molta paura e con l’ossessione dell’inflazione, anche quando non c’è.

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

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