Covid, choc all’ospedale di Taranto: cosa sappiamo sui presunti maltrattamenti e furti

La Procura indaga in seguito alle numerose denunce per pazienti maltrattati e la sparizione dei loro oggetti personali all'ospedale Moscati

Sono numerosi i procedimenti aperti per denunciare presunti episodi di maltrattamento e mancata assistenza all’ospedale Moscati di Taranto, nati in seguito alle denunce dei familiari dei pazienti. Oltre a indagare sui fatti specifici, gli inquirenti sospettano che la disorganizzazione dell’ospedale, impreparato a fronteggiare la seconda ondata di coronavirus, abbia influito sull’operato di medici e infermieri. In base a quanto riferito dai parenti ai cronisti, sarebbero almeno 7 i decessi avvenuti all’interno del Moscati in seguito a condizioni di ricovero inadeguate. In alcuni casi sarebbero anche spariti gli oggetti personali dei pazienti ricoverati, come telefoni, fedi e collane.

Alcune denunce sono partite perché il personale sanitario avrebbe cancellato dagli smartphone delle persone ricoverate video e immagini che mostravano le condizioni dell’ospedale.

Rinaldo Melucci, sindaco di Taranto, ha dichiarato che “se confermati, i fatti sono di una gravità inaudita”.

Ospedale di Taranto choc: “La situazione è allarmante”

“La situazione è allarmante non solo perché ci sono casi di morti, ma perché c’è stata una sottovalutazione delle autorità competenti. Se non si aveva personale sufficiente per assistere i pazienti bisognava agire prima, non arrivare fino ai primi di novembre, quando c’erano al Moscati 95 persone ricoverate per Covid. Gli oss hanno dovuto sopperire al lavoro degli infermieri”, ha spiegato Adalgisa Stanzione, coordinatrice del Tribunale del Malato.

“Ci stiamo muovendo con le nostre strutture legali per fare chiarezza. La situazione è migliorata con l’attivazione dei posti alla clinica Santa Rita e all’ospedale Militare, ma senza personale i posti letto servono a poco. Il diritto alla Salute va rispettato a partire dalla qualità della prestazione che non può essere soffocata dalla pseudo carenza di infermieri e medici. E poi la gente va trattata con umanità, va ascoltata, e non attaccata come incompetente e sprovveduta, da personale sotto stress. La pandemia non può essere affrontata senza mezzi, è come combattere una guerra senza fucili”, ha concluso.

Furti al Moscati di Taranto: il comunicato della Asl

“La perdita di beni personali di un paziente durante il ricovero in ospedale o dopo l’esecuzione di prestazioni o pratiche sanitarie è un evento spiacevole ma possibile, soprattutto durante le procedure di emergenza o di radiodiagnostica, in quanto è necessario rimuovere qualunque oggetto metallico indossato dai pazienti”, fa sapere la Asl.

“Tali situazioni, oltre a causare un danno all’utente, tendono ad inficiare il suo rapporto di fiducia con la struttura sanitaria. Le unità operative dei presidi ospedalieri della Asl Taranto sono dotate di casseforti e aree dedicate in cui vengono repertoriati e custoditi piccoli oggetti di valore e altri effetti personali dei pazienti presi in carico nei percorsi assistenziali. L’attenzione della ASL Taranto su questo tema è massima“, viene aggiunto nel comunicato stampa.

Presunti maltrattamenti all’ospedale di Taranto: i racconti

“Mia madre è stata ricoverata in quei giorni per una crisi respiratoria. È stata maltrattata da alcuni addetti che le rispondevano in malo modo. Non è stata cambiata per ore. È rimasta anche senza cibo e dopo due giorni dalla sua morte ci siamo accorti che nella borsa mancavano la fede e un altro anello, che indossava al momento dell’ingresso in ospedale”, ha dichiarato Tina Abanese, di Massafra, a Repubblica.

“Chiamate la Polizia, portatemi via da qui”, diceva invece il padre di Donato Ricci, imprenditore di Martina Franca, prima di morire, secondo quanto dichiarato dal figlio ai giornalisti. L’uomo, ex ispettore di Polizia, avrebbe anche girato dei video all’interno del container in cui era ricoverato, che mostravano la biancheria abbandonata sul pavimento. Altri pazienti avrebbero raccontato di bagni inaccessibili e sporchi, camere mortuarie in condizioni disastrose e addetti delle onoranze funebre che operavano senza protezioni.

“Abbiamo denunciato la sparizione di anelli, della fede nuziale e di alcune collane di mio padre”, hanno riferito a Repubblica le figlie di Leonardo Giaquinto, paziente Covid ricoverato il 30 ottobre e deceduto il 21 novembre. “Ci hanno detto che avrebbero richiamato se e nel caso avessero ritrovato qualcosa, ma non abbiamo avuto alcuna segnalazione. Mio padre è stato intubato e indotto due volte al coma farmacologico. La seconda, però, non ce l’ha fatta”.

“Venitemi a prendere, qui muoio“, avrebbe chiesto Francesco Cortese alla figlia. “Suo padre non collabora, non vuole mettersi la maschera Cpap, fra dieci minuti morirà, preparatevi!”, la risposta di un medico, secondo quanto dichiarato a Repubblica dalla figlia, che ha raccontato: “Ci sentiamo piombare addosso d’improvviso queste parole terribili. Quel medico sembrava una bestia inferocita, contro di noi e mio padre”.

“Ho avuto solo la forza di chiedere della saturazione, e per tutta risposta ho ricevuto altre urla. ‘Non c’è saturazione, vedrete che fra poco muore! È qui, mi sta ascoltando, fra poco morirà!’. Neanche i veterinari con i cani si comportano in questa maniera. Non gli è stata somministrata nessuna terapia, solo ossigeno, solo la Cpap”. Le affermazioni della donna e degli altri parenti delle vittime sono ora al vaglio degli inquirenti, che dovranno verificare gli episodi raccontati di malasanità.

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