Lombardia, “magheggi” sui dati dei contagi: la rivelazione della fondazione Gimbe

Il Presidente Cartabellotta ha affermato, nel corso di una trasmissione radio, che la Regione di Attilio Fontana faccia "magheggi" con i contagi

Con i dati dei contagi e dei morti in calo costante ormai da diverse settimane e con la data del 3 giugno che si avvicina sempre più, gli occhi di tutti sono puntati sul famoso indice Rt, che consente di capire l’indice di contagiosità del nuovo Coronavirus dopo l’applicazione delle misure di contenimento della diffusione della malattia.

Un numero che sarà fondamentale nel determinare quali Regioni potranno “riaprire” i loro confini e quali, invece, dovranno aspettare prima di poter consentire ai loro cittadini di viaggiare anche in altre regioni italiane. Un obiettivo che sembra alla portata di tutti, almeno stando ai dati ufficiali. Che, però, potrebbero non corrispondere alla realtà: il Presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta sostiene infatti che la Lombardia “aggiusti” i dati dei contagi, così da mantenere basso il rapporto tra nuovi malati e popolazione residente. E farsi così trovare “pronta” per il via libera agli spostamenti tra regioni.

Cartabellotta: “Magheggi sui numeri” in Lombardia

Intervenuto nel corso della trasmissione “24 Mattino” di Radio 24, Nino Cartabellotta ha ammesso che, a suo parere, i dati della Lombardia sono quanto meno sospetti. “In Lombardia si sono verificate troppe stranezze negli ultimi tre mesi: soggetti dimessi che venivano comunicati come guariti, alternanza e ritardi nella comunicazione e trasmissione dei dati che sarebbe stata giustificata nella prima fase e molto meno ora. Come se ci fosse la necessità – ha detto Cartabellotta – di mantenere sotto un certo livello il numero dei casi diagnosticati“.

Secondo il presidente della Fondazione Gimbe, sotto questa “magheggi sui numeri” si nasconde una precisa volontà politica, “che non è quella di dominare l’epidemia, ma di riaprire tutto il più presto possibile”. A questo, continua il medico siciliano, si unisce la tendenza a fare pochi tamponi, soprattutto nelle Regioni più a rischio. Insomma, la situazione è tutt’altro che rosea e il prossimo 3 giugno potrebbero esserci non poche sorprese.

Lombardia, Piemonte e Liguria a rischio

Secondo il report Gimbe, la Lombardia non è la sola a rischiare una nuova “quarantena”. Dai dati prodotti dalla fondazione, infatti, anche Piemonte e Liguria non sarebbero pronte alla riapertura alla mobilità interregionale prevista dal 3 giugno. “La nostra analisi dal 4 maggio sul periodo post riaperture – afferma ancora Nino Cartabellotta – dimostra che hanno la più alta percentuale di tamponi diagnostici positivi la Lombardia (6%), la Liguria (5,8%) e il Piemonte (3,8%)”.

Non solo: a questo si unisce anche una scarsa attitudine a fare tamponi, nonostante Lombardia, Piemonte e Liguria presentino anche il maggiore incremento di nuovi casi. In Lombardia, ad esempio, si eseguono 1.608 tamponi ogni 100 mila abitanti, in Piemonte 1.675, in Liguria 1.319. “È plausibile – afferma ancora Cartabellotta – che aumentando il numero di tamponi i positivi trovati crescerebbero ancora”.

La Regione Lombardia querela la Fondazione Gimbe

Non si è fatta ovviamente attendere la risposta del Pirellone. In una nota diffusa dall’ufficio stampa regionale, si parla di accuse intollerabili e prive di ogni fondamento, visto che i dati sono assolutamente trasparenti e mai l’Istituto Superiore di Sanità ha mosso qualche rilievo.

“Regione Lombardia, attraverso il proprio ufficio legale, ha deciso di presentare una querela contro la fondazione Gimbe e il suo presidente Nino Cartabellotta. Un atto inevitabile, il nostro, dopo quanto affermato dal presidente della fondazione che, parlando dei dati sanitari della Lombardia, ha dichiarato, fra l’altro, che ‘si combinano anche dei magheggi sui numeri'”.

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