L’Italia di Conte rifiuta la dichiarazione Ue: Paesi del Nord contro i Coronabond 

L'Italia rigetta le conclusioni della bozza dei 27. L'Unione prende tempo e rinvia tutto tra quindici giorni

Accanto all’Italia ci sono Francia, Spagna, Irlanda, Belgio, Grecia, Portogallo, Lussemburgo e Slovenia: sono loro i firmatari della lettera sui Coronabond. Ma dovremo aspettare ancora due settimane per capire quali azioni vorrà prenderà l’Unione in merito.

Passa tutto all’Eurogruppo

Dopo un vertice di oltre sei ore e il veto del Governo italiano sul testo di conclusioni, i 27 leader della Ue rinviano tutto tra quindici giorni. La dichiarazione finale comune è così vaga da non accendere polemiche da nessuna parte: non cita né il Mes, che l’Italia alla fine ha fatto eliminare, né uno strumento di debito comune. Tutto ora torna nella mani dell’Eurogruppo.

Le nuove proposte dovrebbero tenere in considerazione la “natura senza precedenti dello shock” del Coronavirus e “la nostra risposta deve essere rafforzata, come necessario, con azioni ulteriori in modo inclusivo alla luce degli sviluppi, per finalizzare una risposta esauriente”, si legge nella dichiarazione finale.

“Come si può pensare – ha detto il premier Giuseppe Conte – che siano adeguati a questo shock simmetrico di così devastante impatto strumenti elaborati in passato, che sono stati costruiti per intervenire in caso di shock asimmetrici con riguardo a tensioni finanziarie riguardanti singoli Paesi?”. E ancora: “Se qualcuno – ha aggiunto il premier – dovesse pensare a meccanismi di protezione personalizzati elaborati in passato allora voglio dirlo chiaro: non disturbatevi, ve lo potete tenere, perché l’Italia non ne ha bisogno”.

Il fronte del Nord contro i Coronabond

Angela Merkel ha voluto spiegare che la Germania preferisce il Mes come strumento, “che è stato fatto per le crisi”. Idem l’Austria (“Respingiamo una mutualizzazione generalizzata dei debiti”, ha detto il cancelliere Sebastian Kurz), la Finlandia e l’Olanda.

Tutto il fronte del Nord è compatto: “Siamo contrari ai Coronabond. Molti altri Paesi lo sono, perché porterebbe l’Eurozona in un altro territorio, sarebbe come attraversare il Rubicone. L’Eurozona ha creato i suoi strumenti, come il Mes, che può essere usato in modo efficace, ma con le condizionalità previste dai trattati. Non posso prevedere alcuna circostanza in cui l’Olanda possa accettare gli eurobond”.

Il Nord non ne vuole sapere di prendersi in carico i debito dei Paesi del Sud, troppo indisciplinati a suo dire. Una storia già vista altre volte, come in Grecia dieci anni fa ai tempi dell’austerità. Nessuno pensa a “una mutualizzazione del debito pubblico. Ciascun Paese risponde per il proprio debito pubblico e continuerà a risponderne”, ha detto Conte ai colleghi Ue. Ricordando che l’Italia “ha le carte in regola con la finanza pubblica: il 2019 l’abbiamo chiuso con un rapporto deficit/Pil di 1,6, anziché 2,2 come programmato”.

Lagarde avvia il Pepp

Intanto, nel giorno dell’immobilismo europeo, qualcosa succede. La numero uno della Bce Christine Lagarde ha avviato il nuovo programma di acquisto di titoli da 750 miliardi di euro per l’emergenza pandemica, il cosiddetto Pepp, facendo saltare il limite del 33% agli acquisiti di debito di ciascun Paese. In sostanza, proprio un “la” a quei Paesi che vorrebbero lanciare qualcosa di nuovo come i Coronabond.

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