Letizia Moratti si dimette, un grosso problema per il governo. Ecco perché

La vicepresidente e assessore al Welfare lascia la giunta: "Ho atteso l'esito delle elezioni politiche e la formazione del nuovo Governo per rendere nota la mia posizione".

Pur annunciato da diversi giorni, l’addio di Letizia Moratti in Lombardia è un terremoto improvviso che riguarda non solo il governo della Regione guidato da Attilio Fontana, ma anche per quello nazionale guidato da Giorgia Meloni. Gli effetti delle dimissioni della Moratti, infatti, rischiano di allargare le crepe tra le forzae di maggioranza, soprattutto se Matteo Salvini – con la Moratti in campo per le prossime Regionali con una lista autonoma – dovesse perdere la Regione. Tanto che ‘Donna Letizia’ ha già iniziato a smarcarsi anche a livello di contenuti, condannando in primis il ‘liberi tutti’ del governo in tema Covid col reintegro dei sanitari no vax.

L’annuncio

Letizia Moratti si dimette dalla giunta della Regione Lombardia. Lo ha comunicato lei stessa in una nota per la stampa, in cui spiega che “di fronte al venir meno del rapporto di fiducia con il presidente Attilio Fontana, annuncio la decisione di rimettere le deleghe di vicepresidente e di assessore al Welfare di Regione Lombardia. Un forte segnale rispetto alle lentezze e alle difficoltà nell’azione di questa amministrazione, che a mio avviso non risponde più all’interesse dei cittadini lombardi”.

Palando di “una scelta di chiarezza di cui mi faccio pienamente carico, anche in considerazione dei provvedimenti contraddittori assunti in materia di lotta alla pandemia“, Moratti spiega che “per rispetto dei cittadini, con senso di responsabilità e in considerazione del delicato momento socio-economico del Paese, ho atteso l’esito delle elezioni politiche e la formazione del nuovo Governo per rendere nota la mia posizione”.

L’attacco sulla Sanità

“Da una parte prendo positivamente atto – prosegue Moratti – che la linea da me stabilita per i cittadini lombardi è stata quella di seguire il parere degli esperti della Cabina di Regia lombarda che ho attivato sull’obbligo delle mascherine in ospedali e Rsa. Dall’altra, registro con preoccupazione la scelta di anticipare il reintegro dei medici e degli altri professionisti della sanità non vaccinati, il condono sulle multe ai no vax e la diversa sensibilità sull’importanza dei vaccini. Si tratta di tre esempi, emblematici di una diversa impostazione politica in questo ambito”.

E aggiunge: “Credo infatti che se oggi il Paese è in sicurezza per quanto riguarda il Covid, lo dobbiamo senza alcun dubbio all’adesione massiccia alla campagna vaccinale dei mesi scorsi. Che è riuscita grazie allo straordinario senso di responsabilità civica dei cittadini lombardi, così come all’enorme impegno di medici, infermieri, militari, protezione civile e volontari, protagonisti di un processo che ha portato la Lombardia ad essere tra le prime aree al mondo per adesione e copertura. Un successo di cui essere fieri e che ora viene messo in discussione da provvedimenti che non condivido. Nel dare le dimissioni, con spirito di correttezza e lealtà, sottolineo che rimango a disposizione della Regione per un ordinato passaggio di consegne dello stato di avanzamento dei progetti che ho e abbiamo attivato.Mi riferisco a temi e politiche che mi stanno particolarmente a cuore, oggetto delle mie ultime proposte di delibere che riguardano importanti investimenti pubblici per la salute dei cittadini, per la realizzazione di ulteriori Case di Comunità e per ridurre drasticamente le liste di attesa negli ambulatori”.

Una spina per il governo

Dal governo avevano provato a disinnescare la mina Moratti offrendole un ruolo apicale per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina, che lei ha però rifiutato. Il suo obiettivo è partrecipare alle prossime Regionali in Lombardia con una lista propria, presumibiulmente con l’appoggio di Beppe Sala e del terzo Polo. Il che – sondaggi alla mano – metterebbe seriamente a rischio la conferma di Attilio Fontana. Per Salvini, già indebolito dall’esito delle Politiche e per questo ora particolarmente attivo a livello di visibilità (tetto al contante, decreto sui rave, flat tax), perdere la Lombardia potrebbe essere letale come leader del partito.

Se già ora alza la voce con l’idea di ‘apparire’ il premier più della Meloni, si può solo immaginare cosa accadrebbe con una sconfitta cocente nella ‘sua’ Regione. Una spina non da poco per il Presidente del Consiglio, che ha tenuto bassa la tensione elargendo ministeri e sottosegretari alla Lega, ma che ha già capito come l’alleato sia di fatto ingestibile. E chissà che una Moratti vincente, che potrebbe risultare fatale alla leadership legista di Salvini, non possa farle addirittura comodo, strategicamente parlando.