La TAV spacca il Governo. Crisi più vicina

Il via libera alla TAV ha diviso le due forze che compongono il governo, ma digerito il voto contrario sulla mozione presentata dal M5S, Di Maio ha lasciato l'Aula, Salvini evoca la crisi mentre appare più improbabile il rimpasto

Governo di nuovo spaccato sulla questione della TAV, che ieri ha ricevuto il via libera del Senato con la sonora bocciatura della mozione presentata dal M5S (con 181 voti contrari), mentre sono passate le mozioni favorevoli di Pd, FdI e Forza Italia. Il vicepremier Luigi Di Maio ha lasciato l’Aula, quando sono emerse pressioni su possibili dimissioni del Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, che ha sempre fortemente osteggiato l’opera.

Ore convulse, voci di rimpasto e di una crisi di governo si sono rincorse per tutto il pomeriggio, poi l’incontro fra il vicepremier  Matteo Salvini ed il Premier Giuseppe Conte, in serata, a Palazzo Chigi. Non è certo se sia stato un colloquio chiarificatore o una partita a poker. Quel che è certo è che l’ipotesi di crisi resta, forse anche prima di settembre, come aveva già chiarito in precedenza il leader leghista.

Salvini sembrerebbe aver escluso un giro di poltrone durante un comizio a Sabaudia: “L’ultima delle cose che ci interessa è avere qualche ministero in più, qualche poltrona in più. Anzi, le sette poltrone della Lega sono a disposizione degli italiani”. Ma l’ipotesi di rimpasto è sempre attuale: fra i Ministri a rischio il titolare del MIT Toninelli, il Ministro della Difesa Trenta ed anche il titolare dell’Economia Tria, colpevole di aver tenuto una linea troppo “morbida” verso Bruxelles.

Il ruolo di Tria è anche quello di garante nei rapporti con l’UE e nel rispetto delle regole di bilancio. Ecco perché l’ipotesi di apertura di una crisi di governo appare più probabile, specie dopo l’estate, quando si tornerà a lavorare sulla Manovra. Ancora una volta le risorse sono scarse e le pretese moltissime: il M5S con il suo pallino del salario minimo, osteggiato da Lega e parti sociali, ed il Carroccio, che preme per la flat tax e per l’abolizione del Bonus Renzi a favore di un sistema di detrazioni.

Ad evocare la crisi è stato il leader leghista ieri sera. “Non sono fatto per le mezze misure, o si possono fare le cose oppure si torna a votare”, ha detto sul palco a Sabaudia. Ed è anche la seconda volta nel giro di due giorni che parla di elezioni anticipate. La prima volta che ha parlato della possibilità di una crisi è stato martedì, dopo l’incontro con le parti sociali, quando ha affermato “non siamo qua attaccati alle poltrone” ed ha ventilato la possibilità di uno scioglimento delle Camere anche prima di settembre. In quell’occasione non si parlava tanto della TAV quanto delle misure da inserire nella prossima Manovra e dei paletti posti dalla UE sul deficit.

Sembra assurdo che la situazione possa capitolare proprio ora,  non prima di aver saggiato la disponibilità della nuova leadership europea, ma certo i rapporti fra le due anime del governo sono sempre più tesi. “Qualcosa si è rotto negli ultimi mesi”, ha ammesso Salvini al comizio ieri sera.

Se crisi sarà, le nuove elezioni potrebbero essere messe n calendario già a metà ottobre.

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