La Svizzera fa saltare il cambio con l’Euro. Cosa cambia dopo la mossa di Berna e perché

Mai andare contro i mercati. Vale anche per la banca centrale svizzera

Mai andare contro i mercati. Vale anche per la banca centrale svizzera

 

Negli Stati Uniti c’è un detto che dice “Don’t fight the Fed”, ossia non andare contro la politica monetaria della Federal Reserve, la banca centrale più importante del mondo. In Europa, la Banca centrale svizzera (SNB), ha voluto nel settembre 2011 – in piena crisi del debito sovrano dei paesi del Sud Europa (Berlusconi cede il testimone a Monti nel novembre 2011) – dimostrare di essere determinata ad andare contro i mercati valutari, dove si scambiano 5mila miliardi di dollari al giorno, il mercato più’ liquido al mondo (fonte: Banca dei Regolamenti internazionali). Una scelta sbagliata. Nel tentativo di difendersi dalla crisi dei debiti sovrani della zona euro, la SNB ha fissato il cambio Franco svizzero/Euro a 1,20, dichiarando di considerarlo un cambio fisso. Ogni qualvolta il Franco svizzero avesse oltrepassato 1,20 contro euro, la SNB avrebbe venduto Franchi e comprato valuta estera, euro in primis. In questo modo intendeva difendere l’economia reale da un apprezzamento del Franco svizzero, considerata da sempre la valuta rifugio, uno scudo difensivo dalle turbolenze politiche e finanziarie. Il timore era che un franco svizzero troppo forte avrebbe danneggiato le esportazioni, fattore chiave per le multinazionali di base nei cantoni.

Probabilmente il prossimo avvio del Quantitative Easing da parte della Banca centrale europea guidata da Mario Draghi, che spingerà indirettamente per un indebolimento dell’euro (e quindi a un apprezzamento del Franco svizzero), ha indotto i banchieri svizzeri a fare ‘dietro front’.

Una volta che il presidente della SNB Thomas Jordan ieri ha dichiarato la fine del “pegging”, dell’ancoraggio, il Franco si è immediatamente rivalutato nei confronti di tutte le valute mondiali, chiudendo a 1.04 contro euro: è necessario poco più di un Franco svizzero per avere in cambio un Euro.

Contemporaneamente la Banca centrale svizzera ha abbassato i tassi di interesse ufficiali portandoli sotto zero a -0,75%. Coloro che vogliono avere il privilegio di detenere Franchi svizzeri, devono sostenere una remunerazione negativa. Il titolo di stato svizzero decennale rende lo 0,033% all’anno. Un rendimento non certo appetibile. Chi lo compra, pensa di rifarsi con la rivalutazione del cambio.

Il rafforzamento del cambio ha causato un crollo alla borsa di Zurigo, che ha perso quasi il 9%. Il mercato ha immediatamente incorporato il calo dei profitti dovuto al rafforzamento del franco svizzero che danneggia le esportazioni. Nestlè, che fattura il 98% all’estero, è giunta a perdere l’11% – il maggior calo intraday degli ultimi 17 anni – per poi chiudere a – 6%.

Una visione un po’ miope da parte dei mercati. La forza del cambio non è mai stato un fattore chiave nell’export. Nel dopoguerra i più’ grandi Paesi esportatori sono stati la Germania, il Giappone e la Cina, guarda caso con tre valute – marco tedesco, yen e renmimbi – fortissime.

Quando mai un consumatore rinuncia al Rolex perché costa troppo? La borsa svizzera si riprenderà presto e la banca centrale svizzera imparerà che manipolare il cambio in un mercato caratterizzato dalla libertà dei movimenti di capitale è un azzardo.

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

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