La parabola di Conte: da professore “sconosciuto” a uomo-chiave della ripresa 

Doppio banco di prova per il Premier, Consiglio europeo e Fase due: reggerà l'urto o finirà per esserne investito?

E’ il 21 maggio 2018 quando i leader dell’allora coalizione M5S-Lega propongono iI professor Giuseppe Conte come Presidente del Consiglio dei Ministri  al Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella che 48 ore dopo gli conferisce l’incarico di formare il nuovo Governo. Conte accetta con riserva ma rinuncia pochi giorni dopo in scia a una polemica sulla nomina di Paolo Savona a ministro dell’economia, nome poco gradito dalle parti del Colle con Luigi Di Maio che, nell’occasione, arrivò addirittura a parlare di impeachment nei confronti del Presidente della Repubblica.

Subito dopo la rinuncia, Mattarella incarica l’economista Carlo Cottarelli  di formare un governo tecnico in grado di traghettare il Paese verso nuove elezioni, che rinuncia a sua volta il 31  maggio “essendosi create nuove condizioni per la formazione di un governo politico“. Conte riceve una seconda volta l’incarico, che stavolta accetta senza riserve.

Inizia con un ‘unicum’ nella storia repubblicanadue incarichi a Premier nel giro di una settimana – la parabola di Giuseppe Conte, fino a poche ore prima “sconosciuto” professore ordinario di diritto privato all’Università di Firenze. Classe 1964, si laurea in giurisprudenza alla “La Sapienza” di Roma nel 1988, con 110/110 e lode. Poi prosegue gli studi a Yale, negli Stati Uniti, a Vienna, Parigi, Cambridge e New York. 

Il Premier era stato presentato in passato a Luigi Di Maio da un altro ‘fiorentino di adozione’, Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia. In realtà, nella  compagine di Governo presentata dall’ex leader cinquestelle prima delle elezioni il nome di Conte risultava nella casella della Pubblica amministrazione. Poi le estenuanti trattative tra M5S e Lega gli hanno assegnato la poltrona più importante che ha continuato ad occupare anche dopo che è naufragata l’esperienza di Governo gialloverde. 

Prima dello scoppio della pandemia, in più di un’occasione, Conte aveva dovuto vestire i panni del paciere anche tra PD e Cinquestelle, in disaccordo su più di una questione centrale tanto che pure questa esperienza di Governo era, per molti, al capolinea. A stoppare le tensioni in seno alla maggioranza, ci ha pensato poi la pandemia che ha costretto il Governo a mettere in un angolo le ostilità per fronteggiare l’emergenza più grave dal Dopoguerra.

Nella giornata di ieri, il Presidente del Consiglio si è presentato prima in Senato e poi alla Camera per l’informativa sull’emergenza: ha parlato, poi ha ascoltato in silenzio le repliche, particolarmente duri i toni usati dall’opposizione, Meloni in testa, che accusano il Premier di agire come un uomo solo al comando.

Doppio test di fuoco per il “professor” Conte – Domani l’attesissimo appuntamento con il Consiglio Europeo che tuttavia dovrebbe essere interlocutorio e non decisivo. L’Italia, intanto, continua il pressing sugli eurobond, giudicati lo strumento più idoneo a fronteggiare l’emergenza. Conte ha più volte rimarcato l’inadeguatezza del MES: va da sè che qualora dovesse retrocedere, anche solo di pochi metri, dalla linea della “battaglia” pagherebbe un caro prezzo in termini di credibilità con le opposizioni pronte ad approfittare della “debolezza”. 

C’è poi la gestione articolata e complessa della Fase due, quella della convivenza con il virus. Come lo stesso Presidente del Consiglio – tirato per la giacchetta da Regioni, Confindustria e Sindacati nel tentativo di trovare la quadra – ha rimarcato  “un errore in questo momento sarebbe irresponsabile” perchè vanificherebbe gli sforzi sanitari ed economici fin qui fatti che sono costati fatica e perdita di punti di PIL.

L’allentamento delle misure, ormai inevitabile, potrebbe, infatti,  esporre il Paese a un nuovo aumento dei contagi e far riesplodere l’emergenza, con le annesse carenze gestionali. Il campo, insomma,  è minato e ad ogni angolo si nasconde un’insidia. 

In poco  meno di due anni,  da professore “sconosciuto” a potenziale uomo-chiave della ripresa nella fase più delicata e critica per il Paese: da Giuseppe Conte e dalle sue decisioni dipenderà il nostro destino. Reggerà l’urto o ne sarà investito?

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