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La diffidenza verso i mercati? Non ha senso. Il parere dell’esperto

Il mercato va rispettato, ascoltato e considerato una manna di informazioni

All’inizio dell’anno l’economista – già ministro del Tesoro americano nell’amministrazione Clinton – Larry Summers, sulle autorevoli colonne del Financial Times  consigliava di tenere nella dovuta considerazione le informazioni trasmesse dai mercati finanziari.

Il forte calo dei mercati azionari nei primi giorni del 2016 doveva essere fonte di attente analisi e considerazioni: “Siccome i mercati finanziari costantemente cercano di valutare il futuro in modo combinato dato l’alto numero di partecipanti, spesso ci danno degli alert importanti (‘valuable warning’) quando le condizioni cambiano”.

Nella mia tesi di laurea in Bocconi nel lontano 1994 tessevo le lodi dell’”efficienza informativa” dei mercati: “Roll scopre nel 1994 che il mercato futures statunitense del succo d’arancia liofilizzato possiede un set informativo sull’evoluzione del clima in Florida – dove viene prodotta la maggior parte del succo d’arancia degli Stati Uniti – molto vasto, tale da generare previsioni del tempo migliori, in media, di quelle del servizio metereologico americano”.

Mentre nel mondo anglosassone si dà molta rilevanza alle informazioni trasmesse ogni giorno dai mercati finanziari, in Italia i mercati spesso sono considerati “brutti e cattivi”, e quindi inaffidabili, per definizione. Ne deriva che:

  1. La procura di Trani indaga su qualsiasi evento che muova i mercati. Risultano indagati la società di rating S&P per aver declassato l’Italia, Deutsche Bank per aver venduto titoli di Stato italiani nel terribile autunno berlusconiano del 2011 (è vietato vendere titoli che si detengono in portafoglio? Mah);
  2. Le banche italiane pericolanti possono sostenere bellamente che le agenzie di rating non sappiano fare il loro mestiere. Nel febbraio 2012 quando l’agenzia Fitch declassa il rating di Banca Etruria a BB+ (rating non investiment grade o “junk”), il consiglio di amministrazione della Banca decide di non avvalersi più del giudizio delle rating agencies (che svolgono il ruolo di vigilantes sul merito di credito). Secondo il cda della banca di Arezzo la pagella non serve perché invece di collocare le obbligazioni sul mercato istituzionale (più evoluto), si può benissimo collocare i bond sul mercato retail (dove la consapevolezza è spesso molto bassa). Si vendono quindi i bond sub-ordinati ai clienti di ogni risma, anche a coloro che non sanno la differenza tra un melone e un titolo obbligazionario.
  3. Le operazioni di acquisto dei crediti deteriorati (“non-performing loans”, NPL) da parte dei fondi esteri specializzati vengono etichettate come “predatorie”, compiute da avvoltoi o “vulture capital” fund;
  4. Quando i titoli bancari scendono, si sostiene che il mercato è “preda di emozioni”, o è guidato da “comportamenti irrazionali”.

Il mercato va rispettato, auscultato (come fanno i medici quando visitano un paziente), considerato una manna di informazioni. Invece il mantra italico è “il mercato si sbaglia”, “la volatilità è eccessiva”. Diamo ascolto a Larry Summers: “Signals should be taken seriously when they are long lasting and coming from many markets”.

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

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