La differenza tra trading, investing e “giochi” in Borsa

Le regole d'oro da imparare per gestire il proprio patrimonio

Come gestire al meglio il proprio patrimonio ed evitare fregature

Il lettore @da48ni – a seguito del mio articolo sul lato oscuro della Forza dato dall’investimento in azioni solide – ha scritto nei commenti: “Ho fatto trading per 10 anni e ho perso più che se li avessi buttati nel cesso. Mi sono affidato alla banca, ad esperti, ad amici che la sapevano lunga, ai consigli dei siti specializzati. Tutte bufale, nessuno sa dove si dirigerà il vento”.

Vi ricordate il film con Dan Arkroyd e Eddie MurphyUna poltrona per due”? Ecco, il titolo originale era “Trading places”, ossia luoghi dove avvengono gli scambi, le contrattazioni sugli strumenti finanziari.

Il punto su cui volevo concentrare la vostra attenzione è la differenza tra fare tradingcomprare e vendere in un breve spazio temporale – e investire per il medio lungo periodo. Se c’è un’espressione che non sopporto è “giocare in borsa”. Ma quale gioco! La borsa è una cosa seria. Investire è un’attività che richiede competenza, lucidità, senso critico, analisi, studi, sangue freddo, incontri con il management. E mi fermo qui per ragioni di spazio.
Se andiamo a rileggere The Intelligent Investor (1949!), del mio omonimo Benjamin Graham (1894-1976) – il padre del value investing, autentica leggenda per chiunque si dedichi all’investimento in azioni – avremo solo dei benefici. Il più noto allievo di Graham, Warren Buffett ha detto di recente che aver acquistato questo volume quando aveva 20 anni è stato il più redditizio investimento della sua vita.

In questa specie di Bibbia della finanza, Graham enunciava la necessità di ignorare le turbolenze che continuamente scolvolgono i mercati, concentrandosi sulla valutazione delle singole società, raccolte attraverso lo studio attento e approfondito dei bilanci delle aziende quotate.
Le caratteristiche del tipo di investitore evocato da Graham, ad oltre sessant’anni di distanza, nella loro disarmante semplicità consentono ancora di sintetizzare i principi essenziali ai quali è bene ispirarsi quando si pensa all’investimento azionario.

L’investitore intelligente:
1. Non tenta di prevedere la direzione del mercato azionario;
2. Non modifica frequentemente la struttura del proprio portafoglio;
3. Ha più interesse ai risultati a cinque anni che per quelli a uno;
4. Non diversifica eccessivamente i propri investimenti;
5. E’ estremamente selettivo.

Giocare è esplorare l’ignoto. E’ lasciarsi andare. Il bambino ama imparare nuove mosse, fare domande indiscrete, aprire orizzonti fantastici. Prima o poi il bambino smette di giocare, fa qualcosa che sa fare, che capisce e da cui trae un utile. Ma non è più gioco.

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

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