“Italia da 15 anni senza piano pandemico”. Il durissimo report del Generale

Dal 2007 in avanti nessun governo avrebbe seguito le direttive di aggiornamento dei piani pandemici, e l'ondata Covid ci ha travolti anche per questo.

Ci si è chiesti spesso perché in Italia il Covid abbia fatto più morti che altrove e creato situazioni di allarme superiori a quelle di altri paesi europei: si è ipotizzato che l’età avanzata della popolazione potesse essere un fattore, e che l’impoverimento progressivo della medicina di base abbia contribuito al numero di decessi. Ma ora si aggiunge un ulteriore e gravissimo possibile fattore: in Italia nessuno ha mai aggiornato i piani pandemici dal 2007 ad oggi.

Ad affermarlo è il report – mostrato giovedì sera in anteprima nazionale dal TGla7 di Enrico Mentana – prodotto dal Generale dell’Esercito in pensione Pier Paolo Lunelli, che in carriera ha elaborato per diversi Stati europei piani emergenziali. Lunelli è peraltro già autore di un’altra durissima analisi, prontamente messa agli atti dai magistrati di Bergamo che stanno indagando per capire se ci sono responsabilità politiche nella diffusione del Coronavirus nelle zone di Alzano Lombardo e Nembro durante la prima ondata. Il mancato aggiornamento potrebbe essere costato, in termini di vite umane, non meno di 10mila vittime.

Il report

“Quattordici anni di incuria sul piano pandemico nazionale – si legge nel report -. Ma quali errori o sbavature. Noi totalmente impreparati, anello debole nella difesa in Europa e i risultati in termini di vittime parlano da soli: a fine dicembre primi al mondo per tasso di mortalità tra i Paesi medi e grandi. Il mancato aggiornamento del piano pandemico nazionale appare soltanto la parte emersa e visibile di un iceberg che nasconde aspetti più gravi e complessi. Numerosi sono gli indizi di sciatteria, incuria, negligenza, noncuranza e grave inadempienza talvolta al limite del temerario”.

Tutto fermo dal 2007

“L’ultimo piano pandemico nazionale – spiega Lunelli – i cui contenuti consentono di datarlo al 2006, non incorpora alcuna delle prescrizioni indicate nel Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) entrato in vigore l’anno successivo. L’RSI pone le basi dell’edificio di sicurezza globale per la prevenzione dalle pandemie. Anche per questa ragione avrebbe dovuto essere prontamente rielaborato”.

Si tratta dunque di una linea guida internazionale dell’Organizzazione mondiale della Sanità che l’Italia, a differenza di altri paesi, non ha seguito.

La porta d’ingresso

L’inadempienza potrebbe dunque essere stata il fattore trainante che ha fatto dell’Italia la porta d’ingresso del virus in Europa. “La mancata segnalazione del completamento delle capacità fondamentali nel giugno 2012, reiterata fino al 2015, corrisponde al momento in cui tutti i Paesi firmatari dell’RSI avrebbero dovuto assicurare che il loro anello nazionale, parte della catena difensiva mondiale nelle pandemie, fosse sufficientemente robusto. L’argomento però sembra sia stato trascurato o, peggio, ignorato per anni dall’Italia. È stato violato il principio sul quale si basano coloro che si occupano di pianificazione: pensa al peggio, pianifica per il peggio e spera nel meglio. Nessuna puntuale analisi post emergenza è stata ancora condotta, forse per celare al pubblico gravi responsabilità spacciate per sbavature”.

Esercitazioni

“Nessuna esercitazione pandemica”, sottolinea Lunelli, “è stata condotta a livello nazionale”, questo nonostante i nostri vicini di casa fossero stati più lungimiranti: “nel 2014 la Svizzera ne ha simulata una”. E infatti per anni l’Italia non si è nemmeno degnata di rispondere all’OMS ai quesiti di autovalutazione. “Queste circostanze, assieme ad altre – prosegue Lunelli – vanno a formare un castello di indizi e prove logiche che certificano la quasi totale impreparazione con la quale ci siamo trovati ad affrontare l’emergenza Covid-19 non solo sul versante del piano pandemico, ma anche in quello delle risorse materiale e umane. In Europa siamo stati uno degli anelli deboli e i risultati in termini di vittime parlano da soli: a fine dicembre primi al mondo per tasso di mortalità tra i Paesi medi e grandi”.

Tutti colpevoli

Come ovvio, il dito è puntato sul ministero della Sanità. Ma come giustamente osserva il Generale, alla sbarra non dovrebbe finire solo il governo attualmente in carica, bensì tutti gli esecutivi che si sono succeduti negli ultimi quindici anni. Nessuno – e le forze politiche attualmente impegnate in Parlamento hanno tutte partecipato ai governi dell’ultimo quindicennio – ha mai seguito le direttive internazionali per le pandemie. “Qualsiasi strategia rimane un libro dei sogni fin quando non è tradotta in azioni sul campo – aggiunge Lunelli – e per farlo occorre un’accurata programmazione, tempo e chiarezza di intenti dato che i mezzi non si creano dall’oggi al domani. I piani non indicano solo chi fa cosa ma assegnano anche le risorse necessarie”. In Italia nessuno l’ha fatto. Dal 2007 ad oggi.

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