Ipotesi lockdown, guerriglia a Napoli: Governo teme escalation tensione

Presidente del Consiglio guarda con apprensione alla preoccupante risalita della curva dei contagi mentre esplode anche la "bomba" Whirpool

Era il 30 agosto, neanche due mesi fa, quando il Presidente del Consiglio Conte, intervistato da Il Corriere della Sera, escludeva l’ipotesi di un secondo lockdown generalizzato. Allora, la curva sembrava essere dalla nostra parte anche se, dando uno sguardo a quanto stava accadendo vicino casa nostra, Francia in primis, non c’era da star tranquilli.

Come avevano previsto alcuni esperti, c’era da aspettarsi una recrudescenza della pandemia che ha attaccato il cuore dell’Europa. Preoccupa, in particolare, la situazione in Francia dove ieri si sono registrati oltre 41mila casi di contagi nelle 24 ore. Numeri record anche in Spagna.

Ieri nel nostro Paese più di 19mila casi e 91 morti. Si prova a correre ai ripari in ordine sparso, con ordinanze a misura di Regione dalla Lombardia al Lazio, passando per la Campania.

Ma quel che nessuno osa ancora pronunciare apertamente, “secondo lockdown”, è una ipotesi che inizia a circolare con una certa insistenza dalle parti di Palazzo Chigi. Si cercherà di scongiurarlo con ogni mezzo ma se i numeri dovesse continuare a salire nelle prossime ore, la strada è segnata. E c’è anche una soglia già fissata che farà da spartiacque, il numero delle terapia intensive.

Oggi siamo poco sopra le 1000, ma qualora dovesse superare soglia 2000 il Governo sarebbe pronto a intervenire passando da un lockdown “morbido” a uno decisamente più severo.

La strategia è chiara: attendere ancora qualche giorno per poi e procedere per gradi. Mentre, come ricostruisce la Repubblica si fa avanti l’ipotesi di un coprifuoco esteso a tutta Italia, anticipato alle 20 o 22.

Sale però il pressing degli alleati in particolare del Pd con il segretario Nicola Zingaretti che lancia un “allarme rosso” sulla situazione sottolienando che il Pd sente tutta la responsabilità di questa fase: vogliamo – dice – essere il pilastro politico dell’aiuto agli italiani. Vedremo nelle prossime ore e nei prossimi giorni se le decisioni” che si stanno assumendo anche a livello locale “sono sufficienti”.na seconda chiusura, lo sanno tutti, sarebbe il colpo di grazia per la nostra economia che stava cercando, seppur con difficoltà, a rialzare la testa. Ma, come in ogni emergenza sanitaria, sarà il virus a decidere il nostro destino.

Ieri, intanto, scene di guerriglia urbana a Napoli da via Santa Lucia, davanti al palazzo della Regione Campania, a via Cesario Console, sul lungomare. Centinaia di manifestanti sono scesi in strada per contestare le restrizioni anti-Covid imposte dall’amministrazione De Luca, con il Governo che trema all’ipotesi che possa essere solo la prima manifestazione di un più ampio disagio.

Ma non è la sola grana che l’esecutivo dovrà fronteggiare. Nelle scorse ore è deflagrata la bomba Whirpool con la multinazionale americana che  ha confermato che il 31 ottobre chiuderà lo stabilimento di Napoli .Più di 350 i lavoratori interessati compreso l’indotto.

Durissima la reazione di della Fiom-Cgil: “Di fronte alla conferma della chiusura dello stabilimento di Napoli risponderemo con lo scontro sociale. I lavoratori chiedono risposte concrete al Governo. Chiediamo un intervento del Presidente del Consiglio Conte per la convocazione urgente di un incontro. La vertenza Whirlpool è emblematica dell’autorevolezza del nostro Paese”, afferma Barbara Tibaldi. Il leader della Uilm Rocco Palombella si rivolge al ministro dello Sviluppo Economico: “Patuanelli deve prendersi le sue responsabilità. Whirlpool non se ne può andare. Altrimenti diventa la vergogna italiana”.

“E’ una battaglia di dignità per la vita delle lavoratrici e dei lavoratori – sottolinea – ma anche di rispetto per le Istituzioni italiane. Tutti gli stabilimenti in Italia oggi (ieri, ndr) sono in sciopero perchè l’azienda ha dimostrato tutta la sua inaffidabilità. Non riusciamo a capire il vero motivo per cui vogliono chiudere lo stabilimento di Napoli, e finchè non lo capiamo, la protesta delle lavoratrici e dei lavoratori non si fermerà”.

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