Intelligenza emotiva: l’arma segreta dei leader

Perché è importante l'intelligenza emotiva? E come possiamo allenarla?

Toastmasters International Organizzazione no-profit di public speaking e leadership

Che cos’è l’intelligenza emotiva? Non esiste una definizione unitaria. Possiamo dire che si tratta di un insieme di capacità interconnesse fra loro, come dei piccoli mattoncini che vanno a costruire una piramide.

Alla base di questa piramide si trova l’empatia, ossia la capacità di riconoscere le emozioni delle persone che ci circondano, sintonizzandosi con loro: in questo modo ci troviamo “sulla stessa lunghezza d’onda”.

L’intelligenza emotiva è però composta anche da altri “mattoncini”, come la consapevolezza di sé. Saper riconoscere le proprie emozioni e gestirle nel modo corretto è molto importante per intavolare una relazione autentica.

Nondimeno, una componente altrettanto importante dell’intelligenza emotiva è la motivazione a raggiungere i propri obiettivi prefissati: questa è la benzina che ci permette di progredire un po’ di più ogni giorno.

Tutte queste componenti (la consapevolezza di sé e delle emozioni altrui, la motivazione), creano una piramide al cui vertice si trova l’interazione costruttiva con gli altri. Ed è proprio questa l’essenza dell’intelligenza emotiva, ossia il gestire le proprie emozioni e quelle degli altri allo scopo di raggiungere determinati obiettivi comuni.

Ognuno di noi ha dentro di sé delle doti di intelligenza emotiva e, una volta compreso in cosa consistono, può allenarle con piccoli esercizi quotidiani.

Ad esempio, per incrementare la consapevolezza di sé può essere molto utile chiedere dei feedback alle persone che ci circondano: chi ci osserva dall’esterno, riesce infatti ad avere una visione oggettiva di quello che siamo e di ciò che facciamo. Quale miglior modo quindi per imparare a conoscerci?

Abbiamo visto che oltre a conoscere le proprie emozioni, è importante saperle gestire. E’ quindi essenziale abituarci a non farci trascinare dagli stati d’animo che ci troviamo ad attraversare nei vari momenti della giornata.

Ad esempio, nel momento in cui viviamo un momento di collera, può essere utile concentrarsi sulla respirazione. Mantenere il focus sul respiro ci aiuta, infatti, a distrarci dai pensieri negativi. Sarà sufficiente fare ciò per qualche secondo e, praticando questo metodo con costanza, diverrà poi automatico farlo sempre.

Per incrementare, invece, la motivazione è bene tenere traccia degli obiettivi giornalieri e dei traguardi raggiunti giorno dopo giorno. Così facendo, anche il più piccolo progresso, messo nero su bianco, acquista valore e ci spinge a fare ancora e meglio.

Come fare, poi, per esercitare l’empatia? In questo caso dobbiamo innanzitutto allenarci a “drizzare le antenne” e riuscire a percepire le emozioni e gli stati d’animo di chi abbiamo davanti. Fatto questo, possiamo provare a praticare ogni giorno la compassione verso gli altri. Come? Mettendoci nei loro panni e cercando di capire che anche le persone che ci circondano desiderano essere comprese, esattamente come noi.

Soffermarci ad ascoltare gli altri, fare loro domande, e praticare nei confronti di chi ci circonda piccoli gesti di gentilezza, come aiutarli a trovare la soluzione a difficoltà quotidiane, sono tutti esercizi di empatia.

Come fare, infine, per migliorare le competenze sociali? In questo caso il ventaglio degli spunti da cui attingere ogni giorno è molto vasto. Per esempio iniziare una conversazione con approvazione e apprezzamenti onesti e sinceri, è un ottimo modo per coltivare la sintonia con chi abbiamo davanti e “rompere il ghiaccio”. Anche quando l’argomento è lo sbaglio, può essere utile fare il primo passo e citare i propri fallimenti, prima di menzionare quelli altrui. Utilizzare il rinforzo positivo per i traguardi raggiunti da chi ci circonda è, poi, un altro strumento fondamentale nelle relazioni interpersonali.

Si tratta quindi di piccoli gesti che possiamo compiere tutti i giorni e che, se praticati con onestà e perseveranza, ci portano verso il cambiamento.

Come incide l’intelligenza emotiva sulla leadership?

Secondo Daniel Goleman, psicologo e giornalista statunitense “In un leader la gente cerca un contatto che implichi supporto emotivo, in una parola, cerca empatia”. Ecco quindi che svanisce il luogo comune secondo cui un leader è una figura autoritaria.

Come teorizza lo stesso Goleman, il leader rappresenta un punto di riferimento per il gruppo che è chiamato a coordinare. Affinché il ruolo di guida venga svolto al meglio è necessario che il leader disponga della fiducia del team. Per fare in modo che questo accada è essenziale che alla base del rapporto fra gruppo e vertice vi sia intesa e condivisione degli obiettivi.

Questo si verifica quando il leader è in grado di “scendere dal piedistallo” mettendo in pratica l’intelligenza emotiva nei confronti delle persone con cui lavora. Così facendo, i bisogni del team sono ascoltati e gestiti nell’ottica della motivazione al raggiungimento dell’obiettivo comune.

In conclusione, abbiamo visto come una leadership senza intelligenza emotiva non possa definirsi tale. Per essere dei buoni leader è quindi necessario esercitare con costanza e convinzione la propria intelligenza emotiva nei confronti degli altri: solo in questo modo coinvolgeremo in modo efficace chi collabora con noi per raggiungere un obiettivo comune.

Martina Lasagna

Toastmasters International è una organizzazione educativa no-profit che guida le persone nel proprio percorso di public speaking e leadership, presente da quasi 100 anni in tutto il mondo attraverso una rete globale di club locali.

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