Il Recovery Fund rafforza Conte, Salvini isolato anche nella Lega

Il presidente del Consiglio ha incassato anche l'appoggio della Meloni, ed ora l'esecutivo è più saldo. Ma resta il problema del MES, e l'orizzonte autunnzale in cui un 'governissimo' è sempre possibile.

Al di là delle schermaglie su chi abbia davvero vinto o perso in Europa all’atto della firma dell’accordo sul Recovery Fund, non c’è dubbio che il governo Conte ne sia uscito comunque rafforzato, viste le tante insidie politiche interne che proprio sulle questioni europee aspettavano (e aspettano) l’occasione buona per creare l’incidente decisivo.

E se nell’alveo del Centrodestra Berlusconi aveva già dato pieno appoggio alla missione governativa, nei giorni della trattativa anche Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia avevano scelto di ammorbidire le proprie posizioni in una fase particolarmente delicata per il Paese. Scelte, entrambe, molto apprezzate soprattutto al Quirinale, vero punto di riferimento politico italiano anche dall’estero.

L’isolamento di Salvini
Il tutto, oltre a rafforzare l’Italia in sede di trattativa, appare sempre più come uno smarcamento da quello che doveva essere il capo indiscusso della coalizione, Matteo Salvini. Dopo l’immagine del sovranista olandese Geert Wilders, alleato di ferro del leghista in Europa, che reggeva il cartello “Non un centesimo all’Italia”, il partito della Meloni ha capito che non è il momento storico per prestare il fianco a certe accuse (l’eminenza grigia è Guido Crosetto), rimandando eventualmente all’autunno le rese dei conti. Salvini si è trovato a corto di argomenti sul lato immigrazione, impossibilitato dalle alleanze europee a spiegare come li avrebbe portati a casa lui, i soldi, e sostanzialmente limitato all’invettiva.

In declino anche dentro la Lega
Ma il problema più grosso del “Capitano” è che anche in seno alla Lega il sui declino sembra ormai irreversibile. Dopo le prossime elezioni regionali in Veneto Luca Zaia avrà certificata la statura di leader nazionale, e con Giorgetti (a sua volta eminenza grigia dell’ex Carroccio e tessitore di rapporti istituzionali anche in Europa, Draghi in primis) punteranno a sfilare la Lega a Salvini per renderla un soggetto meno urlante e più concreto.

Governissimo sempre all’orizzonte
E qui si torna all’ipotesi di un governissimo, di vera e propria unità nazionale, con un nome importante come quello di Mario Draghi alla presidenza del Consiglio. Ci lavora Di Maio, che ha incontrato Draghi nei giorni scorsi e che vede come fumo negli occhi il protagonismo di Conte, e ci lavora lo stesso Giorgetti, che è stato più volte chiaro in proposito: “Elezioni? Qualcuno pensa davvero di volere o potere governare sulle macerie per i prossimi vent’anni. Qui serve una ricostruzione vera”. Dunque nessuno spazio per la Lega del Papeete.

Conte e l’ostacolo MES
Conte punta ovviamente a tutt’altro scenario, ma ha ancora davanti l’ostacolo MES. Perché i soldi del Recovery Fund arriveranno dopo la metà del 2021, e l’Italia non può permettersi di aspettare tanto. I 37 miliardi del MES, invece, sono disponibili in pochi mesi, motivo per cui anche Berlusconi ha definito “folle” rinunciarvi per mere questioni ideologiche. Ma il MES, per l’appunto, è divenuto in Italia una questione parecchio ideologica, sebbene le condizioni poste dall’UE per il Recovery Fund non siano poi così differenti. E se in queste ore Conte scansa l’argomento, il tema è sempre caldo soprattutto tra le fila pentastellate. E l’incidente sempre possibile.

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