Il nome di D’Alema nell’inchiesta sulle mascherine: cosa c’entra per i giudici

L'ex premier nominato dagli indagati nelle intercettazioni

Il suo nome sarebbe emerso nelle intercettazioni. Ora i pm vorrebbero ascoltare l’ex premier Massimo d’Alema nell’ambito dell’inchiesta per la vendita di 5 milioni di mascherine e 430mila camici che sarebbero stati spacciati come dispositivi di protezione individuale, nonostante non avessero ottenuto nessuna certificazione che ne autorizzasse il possibile impiego. Lo ha scritto venerdì La Repubblica.

La posizione di D’Alema nell’inchiesta sulle mascherine

D’Alema non sarebbe indagato, eppure il suo nome sarebbe stato fatto nelle conversazioni tra gli indagati. Questi ultimi inoltre sarebbero stati pedinati mentre si recavano nella sede della Fondazione Italiani-Europei, fondata e presieduta dall’ex numero uno del COPA SIR e con sede a Roma. L’ipotesi è quella che gli indagati Vittorio Farina e Roberto De Santis avrebbero avvicinato D’Alema per ottenere un incontro con Arcuri (il cui nome è stato fatto in un contesto diverso)

Secondo il quotidiano fondato da Scalfari, i pm sarebbero anche intenzionati a convocare anche Maria Cecilia Guerra, attuale sottosegretaria al ministero dell’Economia, anche lei estranea all’inchiesta.

Le altre persone sotto la lente degli inquirenti

Nel mirino dei giudici ci sarebbero anche Andelko Aleksic, portavoce della European Network TLC, la compagnia che ha fornito mascherine e camici. Per i pm un ruolo sarebbe stato svolto anche da Vittorio Farina e Domenico Romeo. Il primo sarebbe il delegato di Aleksic, il secondo presiederebbe un’azienda con base a Londra, il cui contributo sarebbe stato fondamentale per ottenere il superamento della procedura di validazione che avrebbe permesso di utilizzare i dispositivi di protezione.

Strumenti che poi sono arrivati nel Lazio e in Sicilia soprattutto, sulla base di un “desiderio di sfruttare lo stato emergenziale in un momento di gravissima crisi della popolazione italiana”, mettono nero su bianco gli inquirenti. Che avrebbe fruttato alle persone coinvolte nella trattativa i guadagni a sei zeri di una commissione con la pubblica amministrazione alle strette durante la prima ondata di Covid.

Tra i contatti degli indagati figurerebbero anche l’ex ministro dell’Agricoltura del governo Berlusconi, Francesco Saverio Romano, e un imprenditore molto vicino a D’Alema: Roberto De Santis. Questi ultimi due sarebbero finiti nel registro dei giudici.

Per i pm, Farina sarebbe un uomo capace di vantare un ampio spettro di conoscenze: nella sua rubrica sia Arcuri, sia D’Alema, insieme a personalità politiche ed esponenti della pubblica amministrazione.

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