Il crollo dell’oro sfata un mito: non è un bene rifugio!

Il metallo più prezioso tocca i minimi degli ultimi 5 anni. Il parere dell'esperto

E’ notizia da prima pagina del Financial Times: l’oro sprofonda e tocca i minimi degli ultimi 5 anni. Il prezzo del metallo giallo tocca i minimi di 1.088 dollari per oncia contro i massimi di 1.920 $ per oncia toccati il 6 settembre 2011. Dall’inizio del 2015 la perdita è nell’intorno del 40%. Anche le altre materie prime – petrolio, rame, zinco – sono in calo deciso quest’anno. Con i mercati azionari rialzisti, le commodities perdono appeal come bene d’investimento alternativo e decorrelato.

Spesso i clienti chiedono informazioni sull’oro, sulle materie prime e pongono domande apparentamente intriganti sull’opportunità di comprare un ETC – Exchange Trade Commodity – al fine di catturare la crescita dei prezzi delle materie prime.

Ma di quale crescita stiamo parlando? Partiamo dalla diffusa percezione – profondamente errata – che l’oro sia un “bene rifugio”. Tra il 1980 – massimo del prezzo dell’oro il 31.12.1980 a 589,75 dollari l’oncia – e il 1999 – minimo il 30.9.1999 a 251,95 dollari l’oncia – l’oro fisico ha perso il 57% del proprio valore. Quindi in 20 anni un investimento in oro avrebbe significato perdite nominali ingenti e perdite reali – al netto dell’inflazione – esorbitanti. Vogliamo ancora considerare l’oro un asset da avere in portafoglio? (Continua sotto)

Per essere considerato un bene rifugio, un’attività deve avere la caratteristica di difendere il potere d’acquisto del detentore. Se la volatilità di prezzo del bene è degna delle montagne russe di Mirabilandia, non siamo messi bene.

Anni fa l’editorialista del Financial Times Peter Tasker ha spiegato come la diversificazione rischia di diventare di-worsification, ossia peggioramento del portafoglio (Why the bulls have got it all wrong with commodities, FT, 10th June 2010 – “Di-worsification is what you do when you invest in mediocre assets for a mediocre reason”). La performance a lungo termine delle commodities è assai deludente. A fronti di periodi rialzisti, si assiste anche a fasi di grande ribasso. Bene rifugio? Proprio no.

Ma perchè le materie prime sono un investimento – il trading lasciamolo fare ai traders bravi – da sconsigliare? Perchè sono l’unica asset class – tra azioni, obbligazioni e liquidità – che non regala alcun rendimento regolare frutto di dividendi, cedole o interessi. Tasker sostiene che le commodities non meritano alcun ritorno per il semplice fatto che, come il nome suggerisce, sono risorse indifferenziate che solo attraverso il valore della conoscenza possono aggiungere valore: “As societies become more sophisticated, knowledge generates ever greater returns. Societies in which commodities are highly valued are by definition primitive”.

Gli storici segnalano che il prezzo reale del rame ha segnato il suo massimo 3000 anni fa nel periodo di splendore dell’Egitto. Si può ben dire che il rame è in un bear market da 3000 anni. Attenzione a di-worsificare.

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

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