Il caso Morisi spacca la Lega: Giorgetti-Salvini alla sfida finale

Le uscite del ministro leghista su Green pass, Quirinale ed elezioni hanno creato un solco ulteriormente allargato dal caso Morisi. E ora le Amministrative possono sancire la divisione.

Da una parte c’è la Lega di governo, che guarda al ministro dell’innovazione Giorgetti ed ai governatori di Regione. Dall’altra la Lega di lotta, impersonata dal leader Matteo Salvini e ancora divisa fra le responsabilità dello stare in maggioranza e le pulsioni no vax, ai quali non manca di strizzare l’occhio. Non ancora due leghe distinte, ma certo duo anime divise all’interno dello stesso corpo politico. Con esiti imprevedibili vista la prossimità delle elezioni Amministrative che potrebbero segnare uno spartiacque per la leadership del Carroccio.

Un malessere che viene da lontano

Ma non sono state (solo) le ultime settimane a sancire il contrasto. Il malessere dell’ala ‘nordista’ viene da lontano, un malessere che nasce con la ‘meridionalizzazione’ del partito da parte di Salvini, il cui obiettivo di un partito nazionalista di destra è passato giocoforza per la caccia ai voti del Sud del paese, e che passa per le più recenti ambiguità del leader su vaccini e Green pass obbligatorio. Se Salvini teme di perdere consensi a destra e tiene il piede in due scarpe, il comparto produttivo del Nord – serbatoio tradizionale e fondamentale della Lega – vuole certezze sul Green pass e la possibilità di tornare velocemente a produrre e fatturare, altro che no vax.

La frattura coi Governatori

E del resto le ambiguità salviniane avevano già creato una certa distanza coi governatori del nord (Fontana, Zaia e Fedriga rispettivamente per Lombardia, Veneto e Friuli), loro malgrado protagonisti dell’emergenza Covid sui territori maggiormente devastati dalla prima ondata. Governatori cui non è mai mancato l’appoggio di Giancarlo Giorgetti, vero uomo forte del Carroccio almeno per quanto riguarda i rapporti istituzionali, nazionali e internazionali.

Le mire di Giorgetti

Ma Giorgetti non si è limitato a questo, cucendosi nelle settimane il ruolo di leghista ‘istituzionale’ e aprendo la ridda delle dichiarazioni incrociate su vari temi. Sul Green pass è sempre stato saldamente governativo, ora punta a scardinare i disegni di Salvini opponendo un chiaro ‘No’ all’ipotesi di Berlusconi al Quirinale (che sancirebbe la federazione con Forza Italia) e prefigurando una propria scalata a palazzo Chigi. L’idea che molti hanno in via Bellerio, è che Giorgetti punti a guidare il cosiddetto partito di Draghi, con posizioni non troppo di rottura nei riguardi del Pd e soprattutto con lo sguardo su Palazzo Chigi, la strada per un’aggregazione dell’area moderata insieme ai centristi, a Renzi e a Calenda.

Le elezioni come un congresso

E allora ecco che le Amministrative in arrivo possono fungere da vero e proprio congresso per la Lega, con Salvini impegnato in coalizione con Forza Italia e Fratelli d’Italia e Giorgetti che cannoneggia da solista, arrivando ad auspicare Calenda al ballottaggio a Roma. Se il voto dovesse consegnare al Carroccio un risultato sotto la soglia del 10% al Centro e al Sud, tramonterebbe infatti l’obiettivo di una forza a dimensione nazionale. Si tornerebbe alla Lega Nord, un “ritorno alle origini” che nell’idea di Giorgetti non è però la riproposizione del passato, ma un nuovo partito sul modello della Csu bavarese, staccato dalle logiche sovraniste e ancorato al Ppe.

Il caso Morisi scava la fossa

In questo scenario, è evidente come il caso Morisi sia un colpo a favore di Giorgetti. L’inventore della “Bestia” era diventato la colonna portante del progetto salviniano, inviso a una larga parte del gruppo dirigente storico, che lo accusava da un lato di aver cambiato il dna del partito, dall’altro di fomentare l’ostilità verso il governo ed i suoi esponenti.

“Giorgetti come Gianfranco Fini”

I salviniani temono l’accerchiamento, la tenaglia giudiziaria e politica, e per Giorgetti circola già il soprannome di “Gianfranco Fini”, con riferimento al distacco da Berlusconi. Anzi, c’è proprio chi il paragone l’attribuisce allo stesso Salvini: “Giorgetti si è messo a fare il Fini della Lega”, si legge su un report di Alberto Mattioli e Ciara Baldi su La Stampa. Le Amministrative saranno un banco di prova più che mai importante. Forse decisivo per gli equilibri interni dell’ex primo partito d’Italia.

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