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Il 68% delle case vecchio e poco efficiente. Ma dal 2020 consumi quasi a zero per tutti

Un immobile "vecchio" consuma in media, ogni anno, dai 180 ai 200 Kwh/mq: 5 volte i consumi di un'abitazione in classe B (lo standard minimo)

L’interesse verso i temi ambientali, quelli del risparmio energetico, della tutela del pianeta e, di conseguenza, dei suoi ecosistemi  – vale a dire la tanto citata vita ad impatto zero  – passa anche, e prima di tutto forse, dalla casa. I temi definiti green stanno avendo già oggi un grande impatto sul mattone ed è facile prevedere che ne avranno sempre di più nei prossimi anni. L’ufficio studi di Immobiliare.it ha condotto recentemente un’analisi dedicata proprio a questo e ciò che è emerso è molto interessante; se da un lato è palese come l’Italia stia sviluppando una sensibilità notevole verso l’ambiente, dall’altro è purtroppo ancora troppo presto per poter veder questa sensibilità tradotta in un impatto virtuoso sul patrimonio immobiliare. Le case in cui viviamo sono mediamente molto vecchie, il 65% delle abitazioni italiane ha ben più di 30 anni e ciò ne fa necessariamente grandi consumatrici di energia e, cosa ancora più triste, buona parte di questa energia è sprecata o, in termini tecnici dispersa per motivi strutturali.

Per dare alcuni numeri utili a valutare il fenomeno, un immobile con almeno 30 anni di età consuma in media, ogni anno, dai 180 ai 200 Kwh/mq, un valore enorme considerando che un’abitazione in classe B, ad oggi lo standard minimo per le nuove costruzioni, sempre in media e sempre nel corso di un anno consuma fra i 30 e i 40 Kwh/mq l’anno.

Passando dall’età all’analizzare la classe energetica, ahinoi, la situazione non è affatto migliore;  degli annunci – inseriti da professionisti e privati su Immobiliare.it  – nei quali viene esplicitato questo parametro, la stragrande maggioranza (68%) ha una certificazione di classe energetica inferiore alla C.

E tutto questo nonostante gli acquirenti siano molto attenti ai consumi energetici della casa; per il 79% di loro l’efficienza energetica è un parametro determinante per la scelta. Domanda e offerta devono procedere nella stessa direzione, solo in quel caso il mercato immobiliare ne riceverà un beneficio.

Ben venga, quindi, la scelta di prorogare per tutto il 2016 i bonus fiscali destinati per chi svolge nella propria abitazione lavori che implementino i “comportamenti ambientali” e che, mi raccomando, vanno ricordati anche e soprattutto in questi giorni in cui tutti noi dovremo presentare la dichiarazione dei redditi.

Secondo quanto stabilito a livello europeo, entro il 31 dicembre 2020 ogni edificio di nuova costruzione realizzato negli Stati membri dovrà essere ad energia quasi zero. L’obiezione più comune è che dotare l’edificio degli elementi e delle tecnologie che permettono di raggiungere un così alto livello prestazionale comporta un aumento dei costi (fra i 40 ed i 70 euro a metro quadrato, secondo stime piuttosto recenti). Eppure sembra che gli acquirenti italiani ripagherebbero ampiamente questi costi visto che, ad oggi, l’83% di chi intende comprare casa è disponibile a spendere qualcosa in più, a patto che l’abitazione sia in grado di ridurre i costi delle bollette.

Di pari passo con l’attenzione per il ridotto consumo di energia ed il rispetto dell’ambiente va il bisogno di apprezzare il verde, gli orti e i giardini, in particolar modo nelle grandi città, viste spesso come antitesi della vita bucolica.  Il 40% di chi cerca casa oggi dimostra un grande apprezzamento per la presenza di un giardino di proprietà o, comunque, in condivisione con gli altri condòmini. La prova del 9 è la sempre più comune forestazione metropolitana, ovvero il processo che poco per volta sta convincendo le amministrazioni delle città italiane a creare spazi verdi da dare in gestione ai cittadini.  A quanto sembra le case e le città italiane saranno sempre più green.

A cura di Guido Lodigiani
Corporate & ADV Director at Immobiliare.it

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