Governo, mossa della Lega: senza Viminale a Salvini appoggio esterno

Nota congiunta di Fdi e Lega al termine del vertice: "Unità di intenti". Ma secondo ricostruzioni ufficiose il leader della Lega non ne vuole sapere di rinunciare al Ministero degli Interni

La versione ufficiale è che si lavora in un clima di “grande collaborazione e unità di intenti”. In realtà, sembrerebbe che le cose non stiano esattamente così.

Meloni incontra Salvini

La candidata in pectore alla Presidenza del Consiglio, Giorgia Meloni è al lavoro sulla squadra di governo e ha incontrato a Montecitorio il leader della Lega Matteo Salvini per fare il punto. Un colloquio durato circa un’ora.

Entrambi i leader – si legge in una nota diffusa al termine del faccia a faccia – hanno espresso soddisfazione per la fiducia data dagli italiani alla coalizione e hanno ribadito il grande senso di responsabilità che questo risultato comporta. Meloni e Salvini hanno fatto il punto della situazione e delle priorità e urgenze all’ordine del giorno del governo e del Parlamento, anche alla luce della complessa situazione che l’Italia sta vivendo”.

La mossa della Lega

“Non si è parlato né oggi e né in questi giorni di nomi, incarichi, attribuzioni di deleghe né separazioni di ministeri e sono prive di fondamento retroscena di stampa su presunti veti, così come le notizie già smentite da P.Chigi su un ‘patto’ Meloni-Draghi”, hanno sottolineato fonti di Fdi in una nota riferendosi all’incontro ricordando il post della Meloni su Fb in cui aveva scrittoTrovo surreale che certa stampa inventi di sana pianta miei virgolettati, pubblicando ricostruzioni del tutto arbitrarie. Si mettano l’anima in pace: il centrodestra unito ha vinto le elezioni ed è pronto a governare”.

Eppure, stando a quanto ricostruito da diversi media, dal Corriere della Sera a la Repubblica, la bomba è (già) pronta ad esplodere: per il segretario della Lega il Viminale è una pregiudiziale: “quel posto non può che andare a lui, visto quanto si è speso sui temi della sicurezza e della lotta all’immigrazione clandestina. Non ci sono alternative”. 

Il punto però è che Meloni non avrebbe – almeno per ora –  alcuna intenzione di indicare il nome del collega di coalizione per una delle caselle più delicate dello scacchiere.

Viminale o appoggio esterno

Obiettivo della leader di FdI è rendere “inattaccabile” la squadra da ogni critica esterna: di certo, in quest’ottica il nome di Salvini, sembra non rispondere all’identikit:  sotto processo nel caso Open Arms, ovvero per presunti reati commessi proprio durante la passata esperienza al ministero dell’Interno, è penalizzato anche dalle posizioni – secondo molti – non abbastanza nette contro la Russia.