Governo in bilico, da RdC a Ucraina: le condizioni di Conte

Per continuare a sostenere la maggioranza, L'incontro che doveva svolgersi ieri è slittato a mercoledì 6 luglio

No all’invio di armi a lunga gittata all’Ucraina, no al ridimensionamento del reddito di cittadinanza, no al  termovalorizzatore di Roma, sì al salario minimo:  Giuseppe Conte, capo del M5s, fissa il perimetro in vista del faccia a faccia con il presidente del Consiglio Mario Draghi per continuare a sostenere la maggioranza.

Draghi-Conte, slitta l’incontro

L’incontro con il Premier fissato per ieri a Palazzo Chigi dopo giorni di tensioni è slittato a mercoledì 6 luglio a causa degli impegni di Draghi a Canazei, dopo la tragedia della Marmolada che ha cambiato l’agenda.

Nell’elenco dei desiderata che Conte porterà all’attenzione di Draghi non dovrebbe invece esserci la richiesta di prorogare il superbonus al 110%. E questo fa tirare un sospiro di sollievo a Palazzo Chigi visto che Draghi ha più volte manifestato perplessità sullo strumento.

Da Rdc a Ucraina, le condizioni

La partita, dunque, si giocherà su tutto il resto: dall’invio di nuove arme all’Ucraina al termovalorizzatore di Roma, Conte non farà sconti neppure sul Reddito di Cittadinanza e toccherà ancora una volta a Draghi trovare la sintesi che accontenti tutti, Lega in testa che invece spinge da tempo per l’abolizione.  Sul salario minimo, Conte può contare sulla sponda del Pd e della sinistra ma non di Lega e Forza Italia: per questo Palazzo Chigi potrebbe aprire all’ipotesi di un tavolo con i partiti della maggioranza e le forze sociali.

Dentro o fuori?

Quel che è certo è che Draghi vuole un chiarimento definitivo: o dentro o fuori. Mentre, sponda Cinquestelle, non mancano (anzi) quanti chiedono a Conte di passare all’appoggio esterno., 

Sullo sfondo, dunque, resta l’incognita dell’uscita dall’Esecutivo, mossa che finirebbe per minare alle fondamenta la tenuta del governo e della stessa legislatura. E sul quale Il Colle, Palazzo Chigi, ma anche Pd e Luigi Di Maio hanno le idee chiarissime.  Se il movimento farà il passo estremo di chiamarsi fuori, l’unica strada sarà quella della fine del governo e, con grande probabilità, dello scioglimento delle Camere.

Dal Pd, intanto, arriva il monito di Franceschini: se il movimento sceglie l’appoggio esterno “porterà alla fine del governo e all’impossibilità di andare insieme alle elezioni”. Tradotto: sarebbe la fine del cosiddetto campo largo.