Governo Draghi, la partita dei numeri: servono i voti della Lega 

Intanto, Renzi esulta. E l'ex Premier Conte per ora tace

Parla a sera il Presidente della Repubblica Mattarella dopo aver ricevuto Fico “l’esploratore”, che ha dovuto mettere nero su bianco il fallimento del proprio mandato, Naufraga così il Conte Ter in mezzo ad un mare di veti con il Capo dello Stato che ha convocato l’ex Presidente della BCE Mario Draghi per oggi.

A lui è affidato il compito di dare vita a un nuovo esecutivo e di “alto profilo” che nella pienezza dei propri poteri possa combattere il virus, fronteggiare la crisi sociale e gestire gli oltre 200 miliardi di euro del Recovery plan. L’alternativa sarebbero state le elezioni ma Mattarella dice a chiare lettere che il Paese non può’ permetterselo.

LA PARTITA DEI NUMERI – Figura invocata da tempo e da più parti, Renzi in primis, l’ex Presidente della BCE sembra mettere d’accordo tutti. Intanto, è già iniziata la conta per capire se “SuperMario” ha i numeri in Parlamento. Se. infatti, il PD ha subito risposto presente all’appello alla responsabilità del Presidente della Repubblica, il Movimento Cinquestelle si è già sfilato. “Non voteremo la fiducia ad un governo guidato da Mario Draghi”,  annuncia su Facebook il capo politico del partito, Vito Crimi: “Il M5S, già durante le consultazioni, aveva rappresentato che l’unico governo possibile sarebbe stato un governo politico. Pertanto non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi”.

Ovviamente, scontato l’appoggio del leader di IV Renzi che ha completato con successo quella che per molti è stata una operazione politica studiata a tavolino per estromettere Conte. “Ora è il momento dei costruttori. Ora tutte le persone di buona volontà devono accogliere l’appello del Presidente Mattarella e sostenere il governo di Mario Draghi. Ora è il tempo della sobrietà. Zero polemiche, Viva l’Italia”, ha scritto sui social il senatore di Rignano sull’Arno.

Le opposizioni

Ago della bilancio, dunque, l’opposizione. E se il semaforo verde di Forza Italia è pressochè scontato, sono in tanti a chiedersi cosa faranno Meloni e Salvini che lancia qualche segnale di apertura : “Si apre una nuova fase. Non abbiamo pregiudizi nei confronti di Draghi. Vogliamo parlare di taglio di tasse e apertura dei cantieri con la prospettiva del voto. Voterà mezza Europa e lo faranno tante città italiane per cui la democrazia non può essere sospesa in questi mesi. Ma non sprechiamo questi mesi”.

Intervistato dal Corriere della Sera, chiarisce  che all’ex governatore della Bce il Carroccio chiederebbe per prima cosa di non aumentare le tasse : “Chiunque voglia governare con la Lega, si chiami Draghi, Cartabia o Cottarelli, deve saperlo. E flat tax al 15 per cento e pace fiscale sulle cartelle esattoriali, no alla fine di quota 100″.  Poi assicura sulla posizione che prenderà il centrodestra: “Saremo compatti, non andremo in ordine sparso”.

Il peso di Giorgetti

In questo senso torna a galla l’antico rapporto fra Mario Draghi e l’eminenza grigia Giorgetti, da tempo impegnato ad affrancare il Carroccio da posizioni sovraniste-lepeniste per renderle organiche al progetto europeo. Nel caso i 5 Stelle si sfilassero, serviranno voti leghisti, o quanto meno l’astensione e/o l’appoggio esterno, per dare al governo Draghi la necessaria forza parlamentare. A meno che si decida di dare libertà ad onorevli e senatori in modo da ‘preservare’ parlamentari come Borghi e Bagnai, da sempre impegnati in un cannoneggiamento contro l’Europa e oggi chiamati a sostenere un governo che garantisca l’utilizzo dei 209 miliardi di Recovery fund in arrivo dall’UE.

Spaccatura a 5 stelle

Sempre che il M5s si sfili compatto dal dare supporto a Draghi, il che è tutto da vedere. Già il Movimento era fondamentalmente spaccato fra i ‘governisti’ più vicini a Di Maio e i duri e puri con Di Battista. Ora però entrano in ballo i parlamentari, e non è da escludere che una buona parte di loro finisca per appoggiare il governo e finire la legislatura.

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