Governo: crisi imminente, priorità è mettere in sicurezza il Recovery

C'è aria di tempesta nel Governo: il vertice di maggioranza di ieri ha assistito ad un muro contro muro fra gli alleati

C’è proprio aria di tempesta nel Governo, il vertice di maggioranza di ieri ha assistito ad un muro contro muro fra gli alleati, tanto da prospettare che si apra una crisi formale subito dopo l’approvazione del Recovery Plan, che dovrebbe avvenire in un CdM da convocare fra lunedì e martedì.

Tensione alle stelle

Il vertice di maggioranza, con i capidelegazione dei partiti, si è svolto in un clima di alta tensione, come era ipotizzabile, viste le premesse: nel primo pomeriggio la Ministra Iv Teresa Bellanova aveva affermato che questo esecutivo “è giunto al capolinea” e che anche Conte “dovrebbe rendersene conto”. “La crisi non è più da escludere”, ha ammesso il vicesegretario del Pd Andrea Orlando, dopo tre ore di riunione infuocata.

I renziani hanno chiesto 24 ore in più per esaminare il testo del Recovery, provocando l’irritazione degli alleati Pd, M5S e Leu, che li hanno accusati di “tenere in ostaggio” l’esecutivo. “Abbiamo chiesto solo un testo per evitare le solite imboscate via emendamento”, ha spiegato il renziano Davide Faraone, che ha anche accusato il Ministro Gualtieri di aver spostato i fondi da una voce all’altra, cancellando anche dei progetti sostenuti da Iv.

“Noi abbiamo detto: quando arriva il testo va votato. Prima di votare sì al testo ci diano 24 ore per leggerlo, sono 140 pagine, solo che al momento non c’è”, spiegava intanto Matteo Renzi, ospite a Stasera Italia.

Dopo tre ore di accuse e repliche piccate, si è trovata una tregua, ma la crisi rischia di deflagrare in ogni istante, con l’ipotesi di dimissioni delle ministre renziane Elena Boschi e Teresa Bellanova sempre sul tavolo.

Il Recovery non può aspettare

Al di là delle tensioni politiche, delle accuse e delle prospettive del Conte Bis, prima di aprire una crisi parlamentare, occorrerà mettere in sicurezza il Recovery Plan, per consentirne l’approvazione parlamentare e l’invio a Bruxelles. Per questo è previsto un CdM entro martedì.

“Far saltare il Recovery plan sarebbe da pazzi, portiamolo in Consiglio dei ministri il prima possibile e diamo al Parlamento la possibilità di lavorarci in maniera collegiale”, avrebbe detto il capo delegazione Alfonso Bonafede, aggiungendo “il Recovery è un patrimonio ottenuto per il Paese, non per un singolo partito”.

Scontro su MES e Ponte Messina

A parte la richiesta di ricevere il testo del Recovery, i temi “caldi” del dibattito sono stati il progetto del Ponte sullo Stretto e la richiesta di sfruttare i 37 miliardi del MES per le spese sanitarie, avanzata da Iv, che trova la forte opposizione dei colleghi Cinquestelle.

Sarebbe stato proprio Faraone a chiedere se il premier “intende attivarlo o no”, perché il suo utilizzo consentirebbe di “liberare risorse” per altri progetti. “Oggi si parla di Recovery Plan” sarebbe stata la risposta seccata del ministro Gualtieri.

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