Governo, Conte avvisa Salvini e Di Maio: “Basta liti o lascio”

I due leader rispondono presente all'appello del Presidente del Consiglio, ma continuano le divergenze: mercoledì è attesa la risposta di Bruxelles e l'emendamento della Lega che chiede la sospensione del Codice degli appalti per due anni potrebbe far saltare il banco

Un discorso di 60 minuti nel corso del quale il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte si rivolge ai due azionisti di maggioranza dell’esecutivo da lui guidato.

La richiesta di chiarimento a Lega e Cinquestelle, meglio ancora a Matteo Salvini e Luigi Di Maio, ha la sostanza – e anche la forma – politica di un aut aut.

L’AUT AUT DI CONTE – “Chiedo a entrambe le forze politiche e in particolare ai rispettivi leader di operare una chiara scelta e di dirmi e dirci se hanno intenzione di proseguire nello spirito del contratto stipulato o se preferiscono riconsiderare questa posizione, perché vogliono consolidare la loro posizione o riscattare una sconfitta elettorale. Io resto disponibile. Non mi presterò in nessun modo a bivaccare per proseguire la mia presenza qui a Palazzo Chigi. Se i comportamenti non fossero coerenti e conseguenti, con la trasparenza e lealtà con cui uniformo sempre la mia azione rimetterò il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, verso cui provo una profonda stima e gratitudine per il sostegno e i consigli. È compito delle forze politiche decidere: chiedo una risposta chiara, inequivoca e rapida”, tuona Conte.
“Più lungimiranza, meno proclami a mezzo stampa e “like””, ha continuato. Insomma, serve “una chiara assunzione di responsabilità”.

Il primo a rispondere all’appello accorato del Premier è Matteo Salvini. “Il governo va avanti se tutti mantengono la parola data. Tempo da perdere non ne abbiamo. Io non ho litigato con nessuno. Noi vogliamo andare avanti, la Lega c’è”. Un’ora dopo arrivano su Facebook le parole di Luigi Di Maio che invoca un vertice, quel vertice che finora Salvini ha sempre rifiutato.

MERCOLEDI DI FUOCO – Al di là delle parole di rito, tutti sanno che il vero banco di prova saranno i prossimi appuntamenti, a partire dalla giornata di domani, mercoledì 5 giugno. Oltre alla replica attesa di Bruxelles alla lettera inviata dal ministro Tria,  sarà il giorno di due provvedimenti politicamente scivolosi: il decreto Sblocca cantieri e il decreto crescita. L’emendamento leghista sulla sospensione biennale del codice degli appalti, che non piace ai pentastellati, se non venisse ritirato potrebbe dare la spallata finale al già precario equilibrio della maggioranza, facendo saltare banco.

Non meno a rischio il passaggio sul decreto Crescita. Il muro eretto dalla Lega ha fatto uscire dal testo approvato dal consiglio dei ministri il cosiddetto “Salva Roma”. E proprio tra le pieghe del provvedimento potrebbe nascondersi la “trappola” mortale per l’esecutivo gialloverde. 

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