Gli aiuti di Stato e le banche italiane. Cosa è cambiato

Sono gli azionisti a dover coprire le perdite. Lo Stato può intervenire purché le sofferenze vengano cedute a prezzi di mercato

Beniamino Piccone

Beniamino Piccone Docente di Sistema Finanziario presso LIUC - Università Cattaneo. Private banker , private banker presso Nextam Partners. Non si può essere sempre d'accordo. Anzi. E' dal confronto e dalla dialettica che nascono e fioriscono le idee migliori

Quando nel febbraio 1992 l’allora ministro del Tesoro Guido Carli tornò dalla cittadina olandese di Maastricht, dove si firmò il famoso trattato – oggi con le diverse evoluzioni viene chiamato Patto di Stabilità e Crescita  – si presentò in conferenza stampa con il Faust di Goethe.

Ai giornalisti che lo guardavano sbigottiti, il ministro – memore dei suoi studi in Germania – ricordò che nelle scuole tedesche la storia di Mefistofele che cerca di convincere l’Imperatore a stampare moneta era di comune dominio.

Carli, con un passato da governatore della Banca d’Italia (dal 1960 al 1975), colse l’occasione per spiegare ai giornalisti il suo scetticismo sulla capacità degli italiani di modificare i propri comportamenti. Una cosa è firmare i trattati, un’altra è il cambiamento culturale.

Sono passati 24 anni dalla firma del trattato – 7 febbraio 1992 – ma i comportamenti italioti non hanno ancora introiettato completamente il cambio di rotta. Sono in molti a rimpiangere le continue svalutazioni della lira, la crescita del deficit a gogo, il debito pubblico a gravare sulle generazioni successive.

Fortunamente l’Europa ha bloccato questo nostro andazzo. Dal 2013 ad oggi la Commissione Europea ha vietato la costituzione di una bad bank – “banca cattiva”, dove far confluire tutti i crediti in sofferenza difficilmente esigibili – dove lo Stato – quindi il contribuente – avrebbe versato il consueto obolo.
Ernesto Rossi, che denunciò per tutta la vita i “padroni del vapore” definiva questo comportamento “la privatizzazione dei profitti e la pubblicizzazione delle perdite”. Se una banca subisce una perdita in conto economico a causa di una errata politica di merito creditizio, nel mondo antico veniva salvata con l’aiuto di Stato. Oggi nel 2016 è costretta a fare un aumento di capitale (vedasi Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza). Sono gli azionisti, come è giusto che sia, a dover coprire le perdite.

Lo Stato può intervenire purché le sofferenze vengano cedute a prezzi di mercato. Nel caso delle quattro banche commissariate – Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara, CariChieti – il fondo di Risoluzione gestito dalla Banca d’Italia ha valutato i crediti in sofferenza a 17 centesimi ogni 100 di credito nell’attivo. Molto meno di quanto erano state postate a bilancio.

Una volta che la Banca Centrale Europea ha dichiarato di voler fare luce nel 2016 sui “non performing loans” (crediti deteriorati), e in particolare su alcune banche italiane, le parole di Guido Carli devono tornare a farci riflettere: “Il Trattato di Maastricht è incompatibile con l’idea stessa della “programmazione economica”. Ad essa si vengono a sostituire la politica dei redditi, la stabilità della moneta, e il principio di pareggio del bilancio”.

Carli aggiunsenel suo volume “Cinquant’anni di vita italiana” (Laterza, 1993, con Paolo Peluffo) cheTangentopoli non è che un’imprevista opera di disinflazione di un’economia drogata, un completamento inconsapevole del trattato di Maastricht”. Se sostituiamo Tangentopoli con la locuzione “lo Stop agli aiuti di Stato” comprendiamo molte cose.

Gli aiuti di Stato e le banche italiane. Cosa è cambiato

Beniamino Piccone Non si può essere sempre d'accordo. Anzi. E' dal confronto e dalla dialettica che nascono e fioriscono le idee migliori Insegna Sistema Finanziario presso LIUC Università Cattaneo. Private banker presso Nextam Partners Sgr. Collaboratore di Repubblica, è l'animatore di Faust e il Governatore, apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico. Ha curato il volume di Paolo Baffi e Arturo Carlo Jemolo Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (Aragno, 2014) e, con Sandro Gerbi, il volume di Paolo Baffi Parola di Governatore, (Aragno, 2013). http://fausteilgovernatore.blogspot.it/

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