Tarro controcorrente e la polemica con Burioni: “Tra due mesi il Coronavirus ci abbandonerà”

Un botta e risposta a distanza quella tra il noto virologo che isolò il colera e il collega Burioni. Tarro parla anche della scarsa utilità del vaccino contro il Coronavirus

Mentre alcuni Paesi stanno reagendo bene alla diffusione del contagio, con misure di contenimento meno restrittive delle nostre eppure più efficaci (Angela Merkel in Germania ad esempio ha spiegato di essere arrivati a tenere sotto controllo il virus), in Italia si brancola nel buio. Tra false partenze e ipotesi di riaperture, con un’Italia spaccata in 3 macro aree o con un piano di regionalizzazione, la comunità scientifica si spacca.

In estate il Covid se ne andrà?

Tra due mesi il Coronavirus ci abbandonerà, come tutti i corona influenzali”. L’affermazione fatta dal virologo di fama mondiale Giulio Tarro, virologo e primario emerito dell’ospedale Cotugno di Napoli, ha scatenato le polemiche. “Con l’estate avremo abbastanza immunizzati e non ci sarà motivo per stare ulteriormente agli arresti domiciliari” ha ribadito anche a Non è l’Arena.

A chi, come il parlamentare Gianfranco Rotondi, ne riporta la dichiarazione sottolineando che è stato candidato due volte al Premio Nobel, Roberto Burioni risponde su Twitter: “Tarro è stato candidato al Nobel quanto io a Miss Italia”. E Tarro replica a sua volta: “Su una cosa Burioni ha ragione: lui deve fare solo le passerelle come Miss Italia, ma senza aprire bocca”.

Botta e risposta a distanza tra Tarro e Burioni

A Giletti, Tarro, passato per varie emergenze come colera, suina ed Ebola (“E le ho risolte”), spiega che “per me non c’è nessuna polemica particolare, ma sono stato tirato in ballo e ho dovuto rispondere perché per una persona (Burioni, ndr) che il 2 febbraio diceva che non ci sarebbe stato un solo caso in Italia, non c’è motivo di parlare oltre. La polemica per me è finita per ché non faccio polemica con persone che fanno previsioni senza un background di virologia”.

Insomma, un botta e risposta a distanza che, al di là del gossip mediatico, apre però delle questioni molto serie. Il caldo sarà davvero in grado di arrestare il Covid? “In Italia – ha spiegato Tarro – i contagiati non sono quelli conteggiati dalla Protezione civile, basandosi solo sui pochi tamponi diagnostici effettuati dalle Regioni. Assolutamente no. Le stime più attendibili prospettano, al pari delle periodiche epidemie influenzali, dai 6 a 10 milioni in Italia”.

Vaccino inutile?

In una intervista a L’Antidiplomatico Tarro parla di stime basate sulla velocità di trasmissione del contagio registrata in altre nazioni o di quanto registrato sulla nave Diamond Princess. In Italia, dice, indagini epidemiologiche basate su analisi sierologiche e su campioni statisticamente validi di popolazione in Italia, incredibilmente, non sono state ancora fatte. “E a tal riguardo, non so proprio su quali indagini il prof. Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, abbia ricavato il numero dei contagiati in Italia per arrivare a sconsigliare, addirittura, di prendere il sole sulle spiagge”.

Tarro sostiene anche che il vaccino potrebbe essere inutile “se esiste ad esempio la variante cinese e padana del virus”. Sarebbe complicato averne uno che funziona in entrambi i casi esattamente come avviene per i vaccini antinfluenzali che non coprono tutto, sostiene. “Con il rischio di acquistare vaccini inutili come accaduto in passato quando abbiamo dovuto regalarli all’Africa”. E ricorda che né per la prima Sars né per la sindrome respiratoria del Medio Oriente sono stati preparati vaccini, facendo invece ricorso agli anticorpi dei soggetti guariti. “Abbiamo superato situazione ben peggiori come la prima spagnola che fece più vittime della prima guerra mondiale”.

Cosa diceva Tarro il 4 aprile

Il 4 aprile Tarro diceva in un’altra intervista che “presumibilmente siamo arrivati al culmine della curva, è finito l’aumento esponenziale dei contagi, possiamo livellarci come accaduto in Corea grazie ad un numero maggiore di tamponi e ad una corretta valutazione dei casi. Le misure di contenimento sociale italiane sono state prese in ritardo, sicuramente hanno portato ad una riduzione del contagio e quindi hanno indotto allo stesso effetto che si è verificato in Cina dove dalla prima stima di mortalità del 2% si è poi arrivati a meno dell’1%”.

E ancora: “Vedrete che anche in Italia si arriverà alla stessa percentuale. C’è una grande discrepanza tra i primi dati e quelli dell’Iss dove avviene un’attenta analisi delle cartelle cliniche dei pazienti e dunque si evidenzia la differenza tra persone morte con Coronavirus o di Coronavirus. I dati diffusi sulla mortalità in queste settimane hanno creato una sindrome da panico che certo non fa bene al nostro sistema immunitario. Come stiamo vedendo dai report dell’Iss sta accadendo in Italia quello che abbiamo già visto in Cina: tra i deceduti di Coronavirus troviamo persone con gravi patologie come cardiopatie, diabete, malattie epatiche, renali o polmonari”.

E poi “la percentuale di mortalità va calcolata sul numero dei contagiati e non dei ricoverati. Così spieghiamo la differenza con i dati tedeschi, non credo che la loro sanità sia migliore della nostra. Noi abbiamo pagato soprattutto i tagli ai finanziamenti con la conseguenza di meno posti letto nei reparti di terapia intensiva”.

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