Gianni Alemanno condannato a 6 anni di carcere per corruzione e finanziamento illecito

L'ex sindaco di Roma, imputato in uno dei processi legati all'inchiesta 'Mafia Capitale', era già stato condannato in primo grado: la ricostruzione della vicenda e delle accuse

Confermata a 6 anni di reclusione la condanna per l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, coinvolto in uno dei filoni della maxi-indagine della Procura di Roma sul ‘Mondo di Mezzo‘, inchiesta iniziata nel 2014 e culminata con decine di arresti, tra cui Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, ritenuti i capi dell’organizzazione criminale che controllava appalti e finanziamenti pubblici.

Alemanno, pena confermata: per cosa è stato condannato

In Appello, i giudici hanno ribadito l’impianto accusatorio nei confronti dell’ex primo cittadino, a cui sono contestati i reati di corruzione e finanziamento illecito. Alemanno si è detto “sconcertato” dopo la sentenza, proclamandosi innocente “come ho fatto sin dal primo giorno” e annunciando il ricorso in Cassazione.

I giudici di secondo grado hanno confermato la confisca di oltre 298 mila euro, somma ritenuta il frutto della corruzione. Ribadita la provvisionale di 50 mila euro in favore di Roma Capitale e altrettanti per Ama, la società che gestisce i rifiuti.

Alemanno condannato a 6 anni di carcere: le tappe della vicenda

La vicenda giudiziaria che ha coinvolto Giovanni Alemanno, ex sindaco di Roma, è iniziata nel 2014, a dicembre, con una perquisizione domiciliare e l’iscrizione nel registro degli indagati nell’ambito della operazione ‘Mondo di Mezzo’. Inizialmente, l’accusa nei suoi confronti era di concorso esterno nell’associazione di stampo mafioso e corruzione. Per l’accusa di concorso esterno i pm avevano chiesto e ottenuto l’archiviazione nel febbraio 2017.

La posizione di Alemanno, però, è stata stralciata e per lui è rimasta in piedi l’accusa di corruzione, a cui si è aggiunta quella di finanziamento illecito. Tra il 2012 e il 2014, infatti, avrebbe ricevuto oltre 223 mila euro mila euro per compiere atti contrari ai doveri del suo ufficio. I soldi, in base all’impianto accusatorio, sarebbero giunti da Salvatore Buzzi in accordo con Massimo Carminati: sarebbero stati versati alla Fondazione Nuova Italia, presieduta proprio da Alemanno.

Alemanno e il processo: il ruolo della Fondazione Nuova Italia

Parlando della Fondazione Nuova Italia, riconducibile ad Alemanno, i giudici hanno affermato che “ha rappresentato per l’imputato un ‘portamonete’ necessario per finanziare la propria attività politica nonché un salvagente per assicurarsi un sostentamento economico personale una volta terminato il periodo della sua sindacatura”.

Proprio oggi, infine, la Cassazione ha confermato la confisca dei beni per un valore di 30 milioni nei confronti di alcuni imputati nel procedimento principale. Il provvedimento riguarda, tra gli altri, l’ex ras delle cooperative romane Salvatore Buzzi e l’ex Nar, Massimo Carminati.

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