Germania, problema Deutsche Bank: “Troppi derivati, è pericolosa”

Il FMI ritiene Deutsche Bank "il più importante contribuente ai fattori di rischio sistemici"

Se dal lato politico sia Angela Merkel che soprattutto il ‘falco’ Wolfgang Schauble negano all’Italia la possibilità di intervenire sulla crisi delle banche, il via libera di Bruxelles allo scudo da 150 miliardi è arrivato – forse non casualmente, ipotizza Il Foglio – proprio mentre nuove tegole si stavano abbattendo su Deutsche Bank, il cui titolo settimana scorsa ha toccato i valori più bassi da 30 anni (-55% da inizio anno).

La prima notizia che ha scatenato una scia di vendite è che il Fondo monetario internazionale ritiene Deutsche Bank “il più importante contribuente ai fattori di rischio sistemici” tra le grandi star del sistema creditizio globale.

In pratica, si legge nel consueto rapporto sullo stato di salute della finanza, sarebbe la banca più rischiosa al mondo (seconda Hsbc e terza Credit Suisse Group). Ma, rincarano la dose gli economisti di Washington, è l’intero sistema bancario tedesco a destare preoccupazione: “In particolare, sono la Germania, la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti i paesi più pericolosi dal punto di vista del rischio contagio, se misurati con la percentuale media di perdite di capitale rispetto ad altri sistemi creditizi nel caso di uno choc di settore nel paese d’origine”.

La seconda notizia che ha creato pressioni sul titolo è che la divisione Usa della banca non ha superato gli stress test della Federal Reserve per il secondo anno consecutivo.

D’altronde, è noto da tempo che il gruppo siede su una vera bomba atomica: nel suo portafoglio ci sono derivati finanziari per un valore nozionale di circa 55 mila miliardi di euro, circa 20 volte il Pil tedesco e quasi 6 volte quello dell’intera zona euro.

In questo settore è di fatto la banca più esposta al mondo. Con un peso del genere, ogni mossa della banca rischia di essere vista con sospetto. Nei giorni scorsi, per esempio, non è passata inosservata l’ offerta lanciata dalla divisione belga di Deutsche Bank che promette il 5% d’interesse sui depositi bancari. Il tutto alle seguenti condizioni: i nuovi depositi fra i 10mila e i 50mila euro dovranno restare immobili sul conto per almeno tre mesi. Un’offerta talmente generosa (propone una remunerazione superiore a quella di molti junk bond europei) che ha fatto sorgere dubbi sulle sue esigenze di liquidità. Calcola il Sussidiario.it che Deutsche Bank, a conti fatti, è esposta al mercato per un totale di 991,6 miliardi di euro. Di fatto, 1 triliardo.

In ogni singolo Stato ci sono, poi, i problemi specifici ad aggravare la situazione. In Germania, oltre ai derivati, ci sono le piccole banche, le Landesbanken, che troppo spesso sono concentrati di politica locale e di governance poco trasparente. In Italia, per contro, abbiamo i crediti deteriorati, pari ormai a 360 miliardi di euro lordi. Oltre ai problemi di governance che le più recenti riforme stanno cercando di superare.

Ecco perché la questione bancaria va affrontata. Non solo in Italia, ma in tutta Europa. Perché il vecchio continente è banco-centrico: le imprese, molto spesso piccole o micro, hanno solo il canale bancario per finanziarsi. Se questo canale è in difficoltà, appesantito da mille problemi, in difficoltà ci finisce l’intero sistema produttivo.

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