Forza Italia a pezzi, Salvini gode. Ecco cosa è successo davvero al Senato

Il partito di Berusconi è spaccato e potrebbe salire al Quirinale per le consulatazioni distinto da FdI e Lega. La Meloni ha avuto buon gioco nello sfruttare Lega e centristi, intrressati alle spoglie di Forza Italia, per l'elezione di La Russa.

L’elezione di Ignazio La Russa a presidente del Senato c’è stata, ma la giornata di insediamento della 19esima Legislatura ha già registrato una ferita profonda, chissà quanto rimarginabile, nella maggoranza di Destra-Centro che ha vinto le elezioni Politiche del 25 settembre. Perché Forza Italia, messa nell’angolo dal voto cui ha prestato soccorso la minoranza, è spaccata fra i fedelissimi di Tajani e quelli della Ronzulli, con Berlusconi che non controlla più il partito e la prospettiva di salire da soli al Colle per le consultazioni, il che renderebbe plastica la spaccatura.

La spaccatura su Ronzulli

Il problema del momento per il governo nascente è tutto dentro Forza Italia. Dove il diniego a Licia Ronzolli per un Ministero ha reso il partito una polveriera. L’ex infermiera di Berlusconi ha da tempo parecchio potere dentro i gruppi parlamentari, e se Berlusconi ha insistito fino all’ultimo con la Meloni perché avesse un ministero, una buona fetta del partito mal sopporta l’attivismo della Ronzulli che punterebbe a sfilare Forza Italia a Tajani, l’unico esponente di rilievo ad avere solidi rapporti con la presidente del Consiglio in pectore. Una volta preso atto che per Ronzulli non ci arebbe stato alcun Ministero, tanto meno di peso, si è organizzata l’imboscata sul voto a La Russa.

Meloni, divide et impera

La Meloni, consapevole dell’agguato, ha preso le proprie contromisure. Intanto divedendo Berlusconi da Salvini, con la concessione di ben sei ministeri alla Lega, che infatti ha votato compatta La Russa. Poi prendendo contatti con quei senatori, con tutta probabilità centristi e renziani ancora presenti nel Pd, che hanno poi assicurato i 17 voti dell’opposizione a La Russa che hanno messo nell’angolo Berlusconi, umiliato e mortificato nella giornata in cui faceva ritorno al Senato.

A questo punto a Forza Italia toccherebbe una rappresentanza minore rispetto alle aspettative. Punto fermo resta Antonio Tajani agli Esteri, mentre Maurizio Gasparri potrebbe finire alla guida della Pubblica amministrazione e Anna Maria Bernini all’Università.

Forza Italia da sola al Colle?

Giorgia Meloni ha fatto sapere che andrà avanti per la sua strada, nessuno le farà cambiare idea dopo i dubbi espressi a Silvio Berlusconi sulla lista dei ministri azzurri, a cominciare da Licia Ronzulli, che allo stato resta fuori dal Cdm.

E queste resistenze da parte di via della Scrofa su alcuni nomi indicati dal Cav, avrebbero portato gli azzurri a valutare anche la possibilità di presentarsi separati alle consultazioni al Colle per la formazione del nuovo esecutivo. Un’ipotesi che, però, raccontano, divide Forza Italia, ormai ridotta a due correnti, i filo-ronzulliani e i parlamentari vicini ad Antonio Tajani. Un’opzione che certo non piace alla Meloni, che interpellata in proposito stasera all’uscita di Montecitorio, ha tagliato corto così: ”Non lo so, ne parleremo nei prossimi giorni”.

Gli appetiti sul partito di Berlusconi

La mossa dell’opposizione ieri non era un modo per aiutare Meloni, ma per iniziare a spartirsi ciò che resta dell’impero berlusconiano. L’implosione di Forza Italia, infatti, rappresenta una buona opportunità di incremento di voti per la Lega di Salvini da una parte, per il terzo polo di Calenda e Renzi dall’altra (in cui confluirebbero i renziani del Pd capeggiati da Guerini).

I rischi per il governo

Attenzione, però, perché il fattaccio del Senato, che ha marginalizzato Belrusconi, rischia di avere conseguenze sulla navigazione del governo Meloni. “Votiamo Fontana alla Camera per non sprecare altro tempo, ma da noi devono passare. Giorgia Meloni non può mica pensare di andare avanti con i voti dell’opposizione”. Questa, in sintesi, la posizione che Silvio Berlusconi ha espresso ieri sera, in un incontro con i senatori Forza Italia a Villa Grande. “La fiducia – un’altra delle battute nell’amara giornata di ieri – Meloni non può mica chiederla a Renzi…”.